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Nicholas nel cuore dei calabresi
 

I suoi organi hanno ridato speranza a cinque persone.

24/06/2005

Una targa della Provincia di Reggio Calabria
per non dimenticare l'atto d'amore

Un incontro per ricordare l'atto d'amore della famiglia Green, ma anche un momento per sottolineare l'importanza e la necessità di donare gli organi.
Era il 29 settembre del 1994 quando, a causa di un tragico tentativo di rapina, moriva sull'autostrada A3, Salerno ­ Reggio Calabria il piccolo Nicholas Green.
Un evento drammatico che sconvolse la vita di una famiglia inglese e un paese intero, commosso dalla grande generosità di quei genitori che decisero di continuar a fare vivere il loro primogenito, donando i suoi organi. E per non dimenticare quel gesto d'amore e di solidarietà, ieri mattina nella sala consiliare della Provincia, il vice presidente della Giunta Alessandro Cannatà, il presidente del consiglio Pietro Patafi, il dottor Pellegrino Mancini, coordinatore regionale dei trapianti per la Calabria e l'assessore Leone Manti, hanno incontrato Reginald Green.
«Oggi ­ ha detto il presidente Patafi ­ la visita del signor Green ha un valore importante per la città e i suoi abitanti. Le istituzioni hanno il dovere morale di accogliere ed ospitare i genitori di Nicholas che, nonostante il grande dolore, in un momento così tragico, hanno saputo regalare agli italiani un atto d'amore».
Assente per motivi istituzionali il presidente della Provincia Pietro Fuda che ringrazia in una missiva, letta dall'assessore Cannatà, i coniugi Green per il grande insegnamento di vita regalatoci: «Caro Reginald, avrei certamente preferito esprimere di persona questo mio saluto e questo mio ringraziamento ma purtroppo non sono stato in grado di annullare l'impegno odierno, che mi obbliga a raggiungere Catanzaro nello stesso momento in cui ero convinto di apprestarmi ad incontrarla. Sono sicuro che l'abbraccio ideale di tutti gli abitanti della Provincia che ho l'onore di presiedere, ottimamente rappresentati dai consiglieri e dagli assessori che la ospiteranno, sarà il miglior modo per ringraziare lei e Margaret, per aver avuto la forza di sconfiggere il dolore della perdita di Nicholas, donando i suoi organi nella speranza di salvare altre vite, ed averci resi partecipi, in questo modo, di un meraviglioso ed estremo atto d'amore. L'amore, come la morte, cambia tutto ­ diceva Kahalil Gibran. Lei e sua moglie ci avete insegnato che da cambiamenti così drastici si può trarre il miglior insegnamento di vita. Grazie di cuore. Per allora, oggi e per sempre».
Un ringraziamento alla famiglia Green è stato anche espresso dal vice presidente della Giunta, Cannatà che ha aggiunto: «Con la vostra testimonianza, ci avete fatto capire l'importanza di donare e donarsi agli altri. Il vostro gesto è un inno alla vita, un grande insegnamento fatto di parole e di atti concreti che non possiamo e non dobbiamo dimenticare mai».
Commosso per il grande affetto dimostrato Reginald Green che prima della visita a Palazzo Foti, si è recato nella tarda mattinata di ieri al Consiglio regionale accolto dal presidente Giuseppe Bova e alla scuola di Rosarno intitolata al figlio.
«Nel mio cuore ­ afferma Green ­ ci sono due ricordi: uno terribile che fa costantemente male ed è la morte di mio figlio, l'altro è il calore e la generosità dei calabresi dai quali ho tratto anche la forza per andare avanti. Mio figlio era un piccolo uomo, aveva sei anni quando è morto e non poteva immaginare che il suo dono avrebbe salvato e ridato un sorriso a ben sette persone. Nicholas non ha conquistato con il suo gesto la forza delle armi ma ha conquistato la forza dell'amore».
Dopo un'attenta analisi sulla donazione di organi, fatta dal dottor Mancini, il vice presidente Cannatà ha consegnato una targa commemorativa e un libro sulle bellezze della Calabria a Reginald Green come «piccolo e umile simbolo di riconoscenza».

 
Il padre Reginald
 
Alla domanda cosa provasse a rivedere quel tratto di A3,
l'uomo ha risposto: "Tutti i giorni lo porta nel cuore, ovunque mi trovi "
 

"Ogni volta che guardo lo stretto di Messina ricordo quella notte drammatica, ma il calore dei calabresi contribuisce a lenire il mio dolore". Una frase che a Reginald Green pronuncia sottovoce e che giunge ai presenti attraverso la giovane interprete. Il papà di Nicholas è di nuovo in Calabria, dove 11 anni fa, in una notte di inizio autunno del 1994, ha lasciato supporre, quando un colpo di pistola ha spezzato per sempre i sogni del suo tombino di sette anni. Qui nella Magna Grecia, Nicholas vive attraverso i suoi organi che hanno ridato speranza a cinque persone. Il flashback di quella notte coinvolge quanti nell'aula consiliare dell'amministrazione provinciale di Reggio hanno accolto l'editore di Bodega Bay, nel reggino per assistere alla terza edizione di un torneo interforze di calcio, intitolato al suo Nichoals. Il padre di Nicholas è stato ricevuto dai vertici istituzionali dell'amministrazione provinciale: il presidente del consiglio Pietro Patafi, il vicepresidente dell'ente, Alessandro Canatà, in rappresentanza di Pietro Fuda, fuori sede per impegni istituzionali. Parlando ai presenti, prima di ricevere una targa, l'uomo ha ricordato un episodio legato agli ultimi giorni di vita del figlio. La famiglia di Reginald era in macchina e dalla Sicilia stava rientrando alla volta di Roma, quando Reginald e Nicholas si misero a giocare. Il piccolo, nell'occasione, interpretava il soldato romano che rientrava in patria. Ed il momento viene così ricordato. "Il tuo nome - disse Reginald rivolto al figlioletto - sarà famoso in tutto il mondo, la storia ti ricorderà. Ma quella fama - sottolinea oggi - non l'ha conquistata con la forza, come soldato romano del nostro gioco, ma con la sua morte". Ed ancora: "Non sono stati calabresi, gli italiani a uccidere Nicholas, ma due, solo due persone". La morte di questo bambino, al quale la sua famiglia aveva insegnato ad amare il nostro paese e la sua storia, ha segnato una sorte di spartiacque nella coscienza sia dei calabresi, sia degli italiani sul valore della vita, della donazione dei trapianti.