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2 Aprile 2005 - ore 21:37: Il Papa è morto
Un anno senza Wojtyla
 


1978-2005
" Vi ho cercato e adesso voi siete venuti qui da me per questo vi ringrazio".

ll Papa è morto la sera del 2 marzo 2005 alle ore 21.37 nel suo appartamento privato. In poche righe arriva la triste notizia. A comunicarlo Joaquin Navarro Valls. Poco dopo il comunicato è stato letto in piazza San Pietro dove 60 mila fedeli hanno accolto la notizia in silenzio.  Poi un applauso che ha accolto così la fine del viaggio terreno del Santo Padre.

Ora il protocollo prevede che il cardinale camerlengo certifichi la morte del pontefice. Poi il sigillo di Giovanni paolo II verrà distrutto e contestualmente verranno chiusi e sigillati gli appartamenti papali. Tutte le procedure previste sono già state avviate - ha detto Joachim Navarro Valls subito dopo aver confermato la notizia della morte.

Le reazioni. Ciampi: Ammirato per la forza delle idee
"Lo abbiamo ammirato per la forze delle idee, il coraggio, la passione, la capacita' di trasmettere valori e speranza a tutti noi, soprattutto ai nostri giovani e ai giovani di tutto il mondo", ha esordito il Capo dello Stato. "Abbiamo ammirato la sua straordinaria apertura al dialogo tra le religioni e le etnie", ha detto il presidente aggiungendo: "L'Italia e' in lutto. Avverto come tutti un profondo dolore". Ciampi ha sottolineato che "e' forte in me il ricordo dei tanti incontri e dei tanti colloqui. Mia moglie e io conserveremo per sempre nel cuore la sua voce, i suoi occhi luminosi ed acuti che ti scavavano nel profondo, il suo sguardo carico di affetto che ti abbracciava prima ancora che egli alzasse le braccia".

Palazo Chigi: tre giorni di lutto nazionale
Il Governo italiano ha fissato tre giorni di lutto nazionale a partire da domani per la morte del Papa Giovanni Paolo II. A questi si aggiungerà, come giornata di lutto nazionale, la giornata in cui si svolgeranno i funerali del Pontefice. Durante questo periodo di luttto in tutti gli edifici pubblici saranno esposte le bandiere a mezz'asta. Il governo ha inoltre convocato per domani mattina alle nove il Consiglio dei Ministri che dovra' nominare il Commissario governativo incaricato di gestire tutti gli adempimenti che seguiranno alla scomparsa di Giovanni Paolo II.
Bush. Perso un campione di libertà
"Il mondo ha perduto un campione della liberta"': lo ha detto detto il presidente americano George W. Bush parlando della morte di Papa Giovanni Paolo II. Siamo grati a Dio per averci mandato quest'uomo": cosi', in una breve dichiarazione alla stampa, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, con al fianco la first lady Laura, ha ricordato Papa Giovanni Paolo II, che "ha mostrato grande coraggio nelle sue sofferenze e nella sua malattia". "Il mondo ha perso un campione della liberta' e un testimone della dignita' della vita umana", ha aggiunto Bush. In piazza si prega al suono delle campane

Piazza San Pietro è un luogo dell'anima. Mentre alcune persone stanno abbandonando in silenzio Piazza San Pietro, la maggior parte sono rimaste immobili e silenziose in raccoglimento in piazza. Molti piangono. Con la morte di Giovanni Paolo II scompare uno dei grandi testimoni del XX secolo. Al timone della Chiesa per oltre ventisei anni, Wojtyla ha impresso con energia una svolta fondamentale al papato dandogli un'impronta universale e ritagliandogli un ruolo centrale nello scacchiere della politica internazionale. E' stato un Papa osannato dalle masse e assai poco ligio alle forme protocollari. L'aspetto più umano di questa secolare istituzione è emerso palese specialmente durante gli ultimi anni di regno, quando l'anziano pontefice ha fatto della sua debolezza fisica un simbolo da anteporre alla società dell'efficienza e del benessere. Ma anche all'inizio del pontificato ha rotto gli schemi usando l"io' al posto del plurale maiestatis, o facendosi fotografare mentre sciava o mentre nuotava nella piscina di Castel Gandolfo.
 
Successivamente, benchè malato e sofferente, non si sottraeva alle telecamere mostrando al mondo il volto di un uomo giunto al termine della vita. Alcuni osservatori hanno sintetizzato il suo lungo pontificato con un efficace slogan: "ha viaggiato moltissimo, ha governato poco ma non ha riformato niente". E in effetti un fondo di verità in questa frase lapidaria c'è. La sua missione ecclesiale è stata condotta interpretando l'antico detto evangelico di andare incontro alle genti fino ai confini estremi della terra, coprendo enormi distanze e rimanendo fuori dal Vaticano per un oltre 600 giorni di trasferta, tra viaggi all'estero e visite in Italia Nel giugno del 2003 festeggiando il centesimo viaggio in Croazia nel corso di un'udienza spiegò il perché di questa vocazione sulle orme dell'apostolo Paolo: "fin dal giorno dell'elezione a Vescovo di Roma, il 16 ottobre 1978, è risuonato nel mio intimo con particolare intensità il comando di Gesù: andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creature. Mi sono sentito in dovere di imitare l'apostolo Pietro che andava a far visita a tutti".
 
La sua è stata una missione preminentemente itinerante e di respiro universale: ha toccato tutti e cinque i continenti per parlare di Dio, ha pregato davanti al Muro del Pianto, luogo simbolo dell'ebraismo, commovendo il mondo allo Yad Vashem, ha
suonato e cantato in mezzo alle tribù africane, ha rotto l'isolamento di Cuba con una messa celebrata davanti a Fidel Castro, ha dato voce a chi non aveva voce per chiedere rispetto dei diritti dell'uomo, ha pronunciato coraggiosi mea culpa liberando la Chiesa dal fardello sue colpe storiche.
 
Il fatto che nel 1978, all'epoca della cortina di ferro e della logica dei blocchi contrapposti sia stato eletto in Conclave proprio un cardinale polacco rappresenta un elemento tutt'altro che secondario per capire l'evoluzione degli eventi nell'Europa di questi ultimi 26 anni. Nel 1978 nessuno poteva prevedere quali conseguenze avrebbe portato l'entrata in scena del primo Papa dell'Est.

 

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03.04.2006

Wojtyla, Papa indimenticabile

Ieri alle 21,37 si è fatto silenzio.
La piazza gremita è rimasta muta per
un secondo. Affacciato alla finestra che
fu di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ha
cominciato a parlare.
Verso le 21 era comparso per recitare il
rosario insieme con i fedeli, vegliando su
una piazza di minuto in minuto sempre
più densa. Alla fine, si stima, circa
150.000 persone. Benedetto XVI ha affidato
alle parole i sentimenti comuni: dolore,
rimpianto, nostalgia, serenità. E non
è riuscito a nascondere la commozione.
«Egli continua ad essere presente nella
nostra mente e nel nostro cuore – ha esordito
– testimoniando fedeltà e dedizione
».
Il Papa ha poi ricordato che «La sua
malattia affrontata con coraggio ha reso
tutti più attenti al dolore umano». Poi si è
rivolto ai giovani invitandoli, come faceva
Giovanni Paolo II «a non aver paura
di seguire Cristo, ricercando la verità
che sola appaga il nostro cuore». Wojtyla
«è compagno di viaggio di ognuno di noi»
e «ci aiuti dal cielo a proseguire il nostro
cammino».
È passato un anno senza il Papa grande.
Un anno celebrato ieri con una veglia
e il rosario e ancora oggi con una messa
in piazza San Pietro. A testimoniare
dell’affetto che Wojtyla aveva saputo raccogliere
l’omaggio di tanti, da tanti paesi
del mondo. Il primo a scendere nelle grotte
vaticane, nelle prime ore del mattino,
è stato il presidente della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi. Accompagnato
dalla signora Franca, Ciampi ha pregato
dinanzi alla tomba del Papa di cui era diventato
amico. E’ rimasto qualche minuto,
ha deposto un fiore, si è allontanato
lungo le strade di una città ancora addormentata.
Il presidente ha scelto e voluto
un privatissimo momento di intimità come
si fa con le persone care. Di questa
amicizia aveva scritto, in un articolo,
raccontando di un uomo al quale era legato
da «un rapporto lungo e intenso»,
del quale noi tutti portiamo nel cuore «il
fervente apostolato, compiuto con totale
sacrificio di sè, il suo infaticabile impegno
al servizio dell’umanità, il suo
straordinario esempio di serenità nella
sofferenza». Ogni suo gesto, aveva sottolineato
il presidente «alimenta la gratitudine
per il dono inestimabile della sua testimonianza
».
Infine, Ciampi aveva dedicato un pensiero
a quello sguardo che «riusciva a penetrare
le coscienze». Uno sguardo che
non ci ha abbandonato. Lo sanno i tanti
fedeli che sono giunti da ogni dove per ricordarlo,
i 25.000 polacchi che sventolavano
in San Pietro le loro bandiere, i Papa-
boys che si sono riuniti tra canti e balli
fin dal tardo pomeriggio. I protagonisti
della serata sono stati di nuovo loro: giovani
e giovanissimi che non vogliono dimenticare
il "loro" Giovanni Paolo ma
che sono pronti al richiamo del suo successore.
In mattinata, all’Angelus, quando
l’emiciclo era gonfio di bandiere polacche,
Benedetto XVI ha ricostruito
quel giorno di un anno fa. «Ricordiamo
tutti la sua agonia e la sua morte che costituirono
quasi un prolungamento del
rito pasquale». Il Papa ha ricordato la benedizione
muta di Wojtyla che commosse
il pianeta parlando di «estrema testimonianza
della sua volontà di compiere
il ministero fino alla fine. Giovanni Paolo
II è morto come aveva sempre vissuto,
animato dall’indomito coraggio della fede,
abbandonandosi in Dio e affidandosi
a Maria Santissima».
Del messaggio che ci ha lasciato Benedetto
XVI ha riassunto il senso ricordando
le parole che pronunciò all’inizio del
suo pontificato, il 22 ottobre 1978. «Aprite,
anzi spalancate le porte a Cristo».

 

 

02.04.2006

Migliaia di pellegrini a Roma per pregare sulla sua tomba.
«Ha fatto tanto per noi...». Servizi speciali della Rai

Roma e il mondo cattolico ricordano la scomparsa di Karol Wojtyla: Papa Paolo Giovanni II avvenuta un anno fa alle 21,37.
Dalla sua morte, con qualunque tempo e non importa l'attesa: i devoti di "Karol il Grande" sono armati di santa pazienza pur di poter pregare davanti alla tomba di Giovanni Paolo II. Arrivano da ogni parte del mondo e affrontano compostamente la lunga coda, che ogni giorno circonda l'intera Piazza San Pietro costeggiando il Colonnato del Bernini. Si sottopongono di buon grado alla barriera dei metal detector per i controlli antiterrorismo.
In tutto questo primo anno dalla morte non si è mai arrestato il serpentone dei fedeli, con un afflusso almeno pari a quello per il sepolcro dell'apostolo Pietro, posto a pochi metri di distanza. Nessuno vuole sbilanciarsi a dare cifre, ma il fenomeno è imponente.
Gruppi da ogni parte del mondo, pellegrini giovani e anziani, di tutte le razze e tutte le lingue, ex-papaboys, religiosi e religiose, semplici turisti, anche non cristiani, rimasti legati alla memoria del Papa polacco: nessuno rinuncia a portare la propria testimonianza e preghiera davanti a quella spoglia lastra di marmo - con la scritta "Ioannes Paulus PP.II 16-X-1978 2-IV-2005" - sotto la quale riposa il Pontefice che ha cambiato il corso della storia e che ha segnato la vita di intere generazioni di cattolici.
Nei primi mesi i fedeli in pellegrinaggio alla tomba erano una media di 23 mila al giorno. Il fiume delle migliaia di pellegrini con una sosta davanti alla lapide di Wojtyla è diventato un "must" del loro viaggio a Roma. «Ha fatto tanto per noi - dice per esempio Maria Asuncion, giunta fin dalle Filippine con un gruppo della propria comunità parrocchiale -, è stato un punto di riferimento nella testimonianza della fede per tutti i credenti, e il minimo che possiamo fare è venire a pregare sulla sua tomba». Per molti il pontificato di Wojtyla è parte determinante del proprio percorso esistenziale. «È il "nostro" Papa - spiegano Alberta e Ilaria, studentesse ventenni arrivate dalla Puglia -, siamo cresciute con lui. Eravamo qui anche nei giorni dell'agonia e della morte e da allora ci sentiamo sicuramente più sole». È il popolo del "santo subito", quello che attende con trepidazione l'esito della causa per elevare Karol Wojtyla all'onore degli altari. E non sono pochi quelli che davanti alla tomba si soffermano a chiedere una grazia, magari per qualche parente malato.

 

 

 

Ricordando...

[ Il 18 aprile il conclave ] [ Acqua e caffè: i prezzi alle stelle ] [ Il Testamento ]
[ Cosa accade quando muore il Papa ] [ La folla: Santo subito! ]

 

10/06/2005

Sempre piu' vicina la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione si aprira' ufficialmente il 28 giugno, alle ore 19, nella Basilica di san Giovanni in Laterano. Lo ha confermato oggi il cardinale Camillo Ruini.

 

  I miti greci all'Arena dello Stretto     Più informazione nell'aeroporto     Soveria Mannelli. Cultura, arte ed economia      Politeama - Partono le gare d'appalto per l'affidamento dei servizi      Annullato dalla produzione lo spettacolo del “Bagaglino”   

 


Per gentile concessione della Polizia di Stato.
Fototografia di Massimo Sestini

 

 

10/04/2005

Aperto un dossier su guarigioni inspiegabili. I cardinali del Conclave: la folla ai funerali influirà sulle nostre decisioni

La grande folla dei funerali del Papa che gridava «santo santo» potrebbe influire - anche «molto» - sul Conclave: lo affermano numerosi cardinali, alcuni dei quali si dichiarano addirittura «scioccati» dall’evento. Ne dovrebbe venire un «incoraggiamento», o un’iniezione di «fiducia» - sono queste le parole più usate - in vista dell’elezione del nuovo Papa. A sostegno del grido popolare «santo santo» circola la voce - non confermata - dell’esistenza di un dossier, presso la Segreteria di Stato, che raccoglierebbe «numerose» segnalazioni di guarigioni e altri «segni» miracolosi, che si sarebbero verificati finché Wojtyla era ancora in vita, attribuiti alla sua «intercessione». Vi sarebbero documentati fatti accaduti in India, in Messico, in Romania, riguardanti persone guarite dopo aver partecipato a messe papali, o dopo aver avuto da lui una «benedizione». Il cardinale svizzero George Cottier dice di vedere «nelle folle di questi giorni un segno che ci invita a non essere pessimista.

Di fronte ai grandi doveri del Conclave dobbiamo fare un atto di fiducia, perché è Cristo che ci guida». «Quella folla - argomenta il cardinale Ersilio Tonini - ci dice che c’è una domanda che la Chiesa deve cogliere e che non va disattesa». Per il cardinale Achille Silvestrini si è trattato di «uno spettacolo incoraggiante», perché «tra noi a volte può infiltrarsi lo scoraggiamento, ma questo evento ci ha scossi». Il cardinale Fiorenzo Angelini considerava già una «proclamazione popolare di santità» la folla dei giorni precedenti e ieri si è «commosso» ascoltando il grido «santo santo»: «Quanto è avvenuto nella piazza è la risposta di tanti alla predicazione del Santo Padre. Una risposta più forte di come potevamo immaginare e dunque ne viene una spinta a non avere paura, come egli avrebbe detto».

Anche il cardinale Ennio Antonelli, arcivescovo di Firenze, dà questa lettura «incoraggiante» del grido della piazza: «Sentendo i tanti giovani scandire il nome del Papa sembrava che lui fosse ancora presente, e noi sappiamo che in un certo senso è così, era misteriosamente presente. Forse i giovani avvertivano la sua vicinanza. Queste esplosioni di entusiasmo sono indice della storia che va avanti». Il cardinale Jean-Louis Tauran dice che la partecipazione e la commozione della gente, che «nessuno di noi si aspettava in tale misura», è «una chiamata a raccogliere l’eredità di questo Papa, perché loro rispondevano al suo messaggio». Un’eredità che non consiste soltanto nel «magistero che lascia e che chiederà anni per essere adeguatamente approfondito», ma anche «nell’aver dato alla Chiesa una visibilità che è una ricchezza missionaria, che si tratta di trasmettere e di far fruttificare». Proiettando queste dichiarazioni, e altre simili di cardinali che non vogliono apparire, sugli scenari del Conclave, si intuisce la possibilità che di nuovo oggi, come nel Medioevo, una folla possa avere influenza sull’elezione del Papa. A domande più specifiche, su quale influenza possa avere lo spettacolo di tanta folla, i nostri interlocutori abbozzano le risposte più diverse, ma che convergono nell’ipotizzare un «effetto psicologico», descrivibile come antidoto alla sindrome della «crisi».

Dopo un Pontificato di grande segno nella direzione della «missione», ma che lascia in eredità anche una quantità di questioni difficili, sia di governo sia di priorità nella «vita pastorale», i cardinali elettori potrebbero subire una qualche «tentazione» a lasciarsi prendere dallo scoraggiamento, come se le difficoltà fossero più grandi delle risorse su cui fare affidamento. Lo scoraggiamento potrebbe favorire chi propone una soluzione «transitoria», o di «riassetto» del governo, in attesa di tempi migliori per una scelta più impegnativa. La fiducia trasmessa dalla risposta popolare a Giovanni Paolo II può invece aiutare chi vorrebbe l’elezione di una nuova figura di apostolo, che continui l’«andata al largo» di Giovanni Paolo II.
Luigi Accattoli (Corriere della Sera)

 

 

08/04/2005

La folla in coro: "Santo subito"

E' durata due ore e mezza la cerimonia di addio a Giovanni Paolo II. Alle 10 sono iniziati i funerali in piazza San Pietro sotto gli occhi dei potenti del mondo e di centinaia di migliaia di persone che lo vogliono "santo subito". Dopo la deposizione del corpo in Basilica, la messa solenne e la sepoltura del Papa nelle Grotte vaticane. "Il Papa ci guarda e benedice dal Paradiso", ha detto il cardinale Ratzinger.

Le oltre 300mila persone che, secondo le stime, hanno invaso piazza San Pietro e via della Conciliazione hanno aspettato in silenzio di veder uscire la bara di cipresso con dentro la salma di Giovanni Paolo II. Sono da poco passate le dieci quando dal portone della Basilica sono spuntati i dodici "sediari pontifici" che hanno portato a spalla il feretro: la tensione della piazza si è sciolta in un lunghissimo applauso per il Pontefice, mentre sventolavano centinaia di bandiere polacche. Subito dietro la bara, la "famiglia"di Karol Wojtyla, le cinque suore, il suo segretario, monsignor Stanislao, quindi gli oltre 140 cardinali arrivati a Roma nei giorni scorsi. Dall'alto lo spettacolo è impressionante: da una parte regnanti, capi di Stato e di governo, ministri, diplomatici, lunghe file nere interrotte solo dalla kefia bianca di qualche governante arabo. Dall'altra parte, a sinistra della bara, il colore dei circa 600 tra cardinali, arcivescovi, vescovi, parroci di Roma e canonici di San Pietro: al loro fianco i pope ortodossi, in nero.

Alle 10.40 il cardinale decano Joseph Ratzinger, che ha presieduto le esequie, è iniziata l'omelia, interrotta per 13 volte dagli applausi dei fedeli: hanno sottolineato soprattutto i passaggi in cui si è ricordato l'affetto di Giovanni Paolo II per i giovani, che "amava definire futuro e speranza della Chiesa", "le difficili prove degli ultimi mesi" affrontate dal Papa malato. Ma adesso, dice Ratzinger che parla per 20 minuti, Giovanni Paolo "sta alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice". Terminata l'omelia, sono apparsi quattro, cinque, sei striscioni con la scritta "Santo subito", uno slogan che la folla ha ripetuto più volte alla fine della funzione, segnata da un vento freddo e da un cielo nuvoloso che hanno reso ancora più pesante e grave l'atmosfera.

 

Poi Ratzinger ha ripreso la cerimonia che è continua, sotto un cielo sempre più cupo, con la supplica delle chiese orientali. E' il momento della benedizione della salma: la gente l'ha seguita in silenzio, commossa, fino a quando i dodici sediari pontifici non sono comparsi sul sagrato per riprendere la bara. In quel momento è scattato l'ultimo, lunghissimo applauso per Giovanni Paolo II, la gente lo ha salutato mentre si apprestava a tornare dentro San Pietro. Alle 12.40, mentre sul sagrato che continua a essere spazzato dal vento spunta un raggio di sole, Karol Wojtyla rientra nella Basilica per essere sepolto nelle Grotte Vaticane. Poi, alle 14.20, con la tumulazione si conclude quella che verrà ricordata come una delle giornate che hanno fatto la storia del mondo.

 

*************************

Le delegazioni di duecento Paesi del mondo e i rappresentanti della Chiesa hanno preso posto in Piazza San Pietro per partecipare alle esequie di Giovanni Paolo II, iniziati alle 10.02. Poco dopo, accompagnata da un lungo applauso, la bara di Giovanni Paolo II è stata collocata sull'altare. Sulla destra del sagrato, guardando la basilica, in prima fila i regnanti. Dietro di loro i capi di Stato e di governo, quindi i ministri degli Esteri e a seguire gli ambasciatori con il rango di capi missione. A sinistra del sagrato, invece,  siedono i vescovi, gli abati e i parroci di Roma. Ma questo gruppo è talmente numeroso da occupare anche un'altra area della piazza.

Sotto il sagrato, le personalità politiche di rilievo senza incarichi di governo. Per i capi di Stato, la loro collocazione dipende dalla "decananza diplomatica": l'ordine, cioè, rispecchia l'anzianità dei rapporti diplomatici con la Santa Sede. La delegazione degli Stati Uniti, con il presidente George Bush, ad esempio, non è in prima fila, in quanto le relazioni diplomatiche tra lo stato Vaticano e Washington sono recenti.

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi è arrivato a piazza san Pietro in compagnia della moglie Franca ed è stato subito accolto dal Prefetto della Casa pontificia, monsignor Harvey.

Il cuore dell'omelia del cardinale Joseph Ratzinger, che presiede oggi la messa per le esequie di Giovanni Paolo II, sarà il parallelo fra la vita di Karol Wojtyla e il segno che ha lasciato nella Chiesa e nella storia. Attraverso i diversi passaggi della sua vita religiosa - dal sacerdozio, ai tempi in cui fu arcivescovo di Cracovia, al papato - Ratzinger racconta la vita di Wojtyla e la interpreta alla luce dei grandi sconvolgimenti storici e di una fortissima vocazione religiosa.

Il cardinale decano, d'altra parte, ha seguito il papa per una grandissima parte del suo pontificato e ha avuto modo di collaborare con lui nelle fasi più delicate della vita della Chiesa. Nel testo di Ratzinger ribadita anche l'idea fondante del pontificato di Giovanni Paolo II: consacrare per intero la sua vita a Dio.

 


07/04/2005


Reso noto il testamento del Pontefice

"Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore nostro verrà". Sono queste le prime parole del testamento del Papa. Giovanni Paolo II ha anche rivelato che nel 2000 pensò alle dimissioni. Nelle sue ultime volontà inoltre il Pontefice non ha lasciato alcun bene materiale ed ha disposto che i suoi appunti vengano bruciati da don Stanislao, l'unica persona vivente nominata nello scritto con il rabbino Toaff.Il testamento di Giovanni Paolo II è stato scritto a più riprese, cominciando dal 6 marzo '79 e concludendo il 12-18 marzo 2000. Dal primo scritto il Papa ha presente il pensiero della morte e si vuole preparare ad essa. Il Papa nel suo testamento dispone che il suo corpo venga sepolto nella terra e non nel sarcofago e scrive riguardo all'attentato cui scampò nell''81che la "Divina Provvidenza" lo ha "salvato in modo miracoloso dalla morte", che il Signore gli ha "prolungato la vita, in un certo senso - dice - me l'ha donata di nuovo"

Nel documento, oltre al ricordo di vescovi, credenti di altre religioni e confessioni e del mondo della cultura, della scienza e della politica, c'è anche un ricordo per i giornalisti. "E quanti rappresentanti del mondo della cultura - scrive - della scienza, della politica, dei mezzi di comunicazione sociale": sono anch'essi "abbracciati con grata memoria".

Questo il testo completo:

PRIMO PARTE TESTAMENTO
Il testamento del 6.3.1979 (e le aggiunte successive) Totus Tuus ego sum Nel Nome della Santissima Trinita'. Amen. "Vegliate, perche' non sapete in quale giorno il Signore vostro verra"' (cf. Mt 24, 42) queste parole mi ricordano l'ultima chiamata, che avverra' nel momento in cui il Signore vorra'. Desidero seguirLo e desidero che tutto cio' che fa parte della mia vita terrena mi prepari a questo momento. Non so quando esso verra', ma come tutto, anche questo momento depongo nelle mani della Madre del mio Maestro: Totus Tuus. Nelle stesse mani materne lascio tutto e Tutti coloro con i quali mi ha collegato la mia vita e la mia vocazione. In queste Mani lascio soprattutto la Chiesa, e anche la mia Nazione e tutta l'umanita'. Ringrazio tutti. A tutti chiedo perdono. Chiedo anche la preghiera, affinche' la Misericordia di Dio si mostri piu' grande della mia debolezza e indegnita'. Durante gli esercizi spirituali ho riletto il testamento del Santo Padre Paolo VI. Questa lettura mi ha spinto a scrivere il presente testamento. Non lascio dietro di me alcuna proprieta' di cui sia necessario disporre. Quanto alle cose di uso quotidiano che mi servivano, chiedo di distribuirle come apparira' opportuno. Gli appunti personali siano bruciati. Chiedo che su questo vigili don Stanislao, che ringrazio per la collaborazione e l'aiuto cosi' prolungato negli anni e cosi' comprensivo. Tutti gli altri ringraziamenti invece, li lascio nel cuore davanti a Dio stesso, perche' e' difficile esprimerli. Per quanto riguarda il funerale, ripeto le stesse disposizioni, che ha dato il Santo Padre Paolo VI. (qui nota al margine: il sepolcro nella terra, non in un sarcofago, 13.3.92). "apud Dominum misericordia et copiosa apud Eum redemptio" Giovanni Paolo pp. II 

SECONDA PARTE TESTAMENTO
Roma, 6.III.1979 Dopo la morte chiedo Sante Messe e preghiere 5.III.1990 -

TERZA PARTE TESTAMENTO
Foglio senza data: Esprimo la piu' profonda fiducia che, malgrado tutta la mia debolezza, il Signore mi concedera' ogni grazia necessaria per affrontare secondo la Sua volonta' qualsiasi compito, prova e sofferenza che vorra' richiedere dal Suo servo, nel corso della vita. Ho anche fiducia che non permettera' mai che, mediante qualche mio atteggiamento: parole, opere o omissioni, possa tradire i miei obblighi in questa santa Sede Petrina.

QUARTA PARTE TESTAMENTO
24.II - 1.III.1980 Anche durante questi esercizi spirituali ho riflettuto sulla verita' del Sacerdozio di Cristo nella prospettiva di quel Transito che per ognuno di noi e' il momento della propria morte. Del congedo da questo mondo - per nascere all'altro, al mondo futuro, segno eloquente (aggiunto sopra: decisivo) e' per noi la Risurrezione di Cristo. Ho letto dunque la registrazione del mio testamento dell'ultimo anno, fatta anch'essa durante gli esercizi spirituali - l'ho paragonata con il testamento del mio grande Predecessore e Padre Paolo VI, con quella sublime testimonianza sulla morte di un cristiano e di un papa - e ho rinnovato in me la coscienza delle questioni, alle quali si riferisce la registrazione del 6.III. 1979 preparata da me (in modo piuttosto provvisorio). Oggi desidero aggiungere ad essa solo questo, che ognuno deve tener presente la prospettiva della morte. E deve esser pronto a presentarsi davanti al Signore e al Giudice - e contemporaneamente Redentore e Padre. Allora anche io prendo in considerazione questo continuamente, affidando quel momento decisivo alla Madre di Cristo e della Chiesa - alla Madre della mia speranza. I tempi, nei quali viviamo, sono indicibilmente difficili e inquieti. Difficile e tesa e' diventata anche la via della Chiesa, prova caratteristica di questi tempi - tanto per i Fedeli, quanto per i Pastori. In alcuni Paesi (come p.e. in quello di cui ho letto durante gli esercizi spirituali), la Chiesa si trova in un periodo di persecuzione tale, da non essere inferiore a quelle dei primi secoli, anzi li supera per il grado della spietatezza e dell'odio. Sanguis martyrum - semen christianorum. E oltre questo - tante persone scompaiono innocentemente, anche in questo Paese in cui viviamo... Desidero ancora una volta totalmente affidarmi alla grazia del Signore. Egli stesso decidera' quando e come devo finire la mia vita terrena e il ministero pastorale. Nella vita e nella morte Totus Tuus mediante l'Immacolata. Accettando gia' ora questa morte, spero che il Cristo mi dia la grazia per l'ultimo passaggio, cioe' la [mia] Pasqua. Spero anche che la renda utile anche per questa piu' importante causa alla quale cerco di servire: la salvezza degli uomini, la salvaguardia della famiglia umana, e in essa di tutte le nazioni e dei popoli (tra essi mi rivolgo anche in modo particolare alla mia Patria terrena), utile per le persone che in modo particolare mi ha affidato, per la questione della Chiesa, per la gloria dello stesso Dio. Non desidero aggiungere niente a quello che ho scritto un anno fa - solo esprimere questa prontezza e contemporaneamente questa fiducia, alla quale i presenti esercizi spirituali di nuovo mi hanno disposto. Giovanni Paolo II. QUINTA PARTE TESTAMENTO
Totus Tuus ego sum 5.III.1982 Nel corso degli esercizi spirituali di quest'anno ho letto (piu' volte) il testo del testamento del 6.III.1979. Malgrado che tuttora lo consideri come provvisorio (non definitivo), lo lascio nella forma nella quale esiste. Non cambio (per ora) niente, e neppure aggiungo, per quanto riguarda le disposizioni in esso contenute. L'attentato alla mia vita il 13.V.1981 in qualche modo ha confermato l'esattezza delle parole scritte nel periodo degli esercizi spirituali del 1980 (24.II - 1.III) Tanto piu' profondamente sento che mi trovo totalmente nelle Mani di Dio - e resto continuamente a disposizione del mio Signore, affidandomi a Lui nella Sua Immacolata Madre (Totus Tuus) Giovanni Paolo pp. II.

SESTA PARTE TESTAMENTO 
5.III.82 In connessione con l'ultima frase del mio testamento del 6.III 1979 (: "Sul luogo /il luogo cioe' del funerale/ decida il Collegio Cardinalizio e i Connazionali") - chiarisco che ho in mente: il metropolita di Cracovia o il Consiglio Generale dell'Episcopato della Polonia - al Collegio Cardinalizio chiedo intanto di soddisfare in quanto possibile le eventuali domande dei su elencati.

SETTIMA PARTE TESTAMENTO
1.III.1985 (nel corso degli esercizi spirituali). Ancora - per quanto riguarda l'espressione "Collegio Cardinalizio e i Connazionali": il "Collegio Cardinalizio" non ha nessun obbligo di interpellare su questo argomento "i Connazionali"; puo' tuttavia farlo, se per qualche motivo lo riterra' giusto. JPII. -

OTTAVA PARTE TESTAMENTO
Gli esercizi spirituali dell'anno. [per il testamento] 1. Quando nel giorno 16 ottobre 1978 il conclave dei cardinali scelse Giovanni Paolo II, il Primate della Polonia Card. Stefan Wyszy«ski mi disse: "Il compito del nuovo papa sara' di introdurre la Chiesa nel Terzo Millennio". Non so se ripeto esattamente la frase, ma almeno tale era il senso di cio' che allora sentii. Lo disse l'Uomo che e' passato alla storia come Primate del Millennio. Un grande Primate. Sono stato testimone della sua missione, del Suo totale affidamento. Delle Sue lotte: della Sua vittoria. "La vittoria, quando avverra', sara' una vittoria mediante Maria" - queste parole del suo Predecessore, il card. August Hlond, soleva ripetere il Primate del Millennio. In questo modo sono stato in qualche maniera preparato al compito che il giorno 16 ottobre 1978 si e' presentato davanti a me. Nel momento in cui scrivo queste parole, l'Anno giubilare del 2000 e' gia' una realta' in atto. La notte del 24 dicembre 1999 e' stata aperta la simbolica Porta del Grande Giubileo nella Basilica di San Pietro, in seguito quella di San Giovanni in Laterano, poi di Santa Maria Maggiore - a capodanno, e il giorno 19 gennaio la Porta della Basilica di San Paolo "fuori le mura". Quest'ultimo avvenimento, per via del suo carattere ecumenico, e' restato impresso nella memoria in modo particolare. 2. A misura che l'Anno Giubilare 2000 va avanti, di giorno in giorno si chiude dietro di noi il secolo ventesimo e si apre il secolo ventunesimo. Secondo i disegni della Provvidenza mi e' stato dato di vivere nel difficile secolo che se ne sta andando nel passato, e ora nell'anno in cui l'eta' della mia vita giunge agli anni ottanta ("octogesima adveniens"), bisogna domandarsi se non sia il tempo di ripetere con il biblico Simeone "Nunc dimittis". Nel giorno del 13 maggio 1981, il giorno dell'attentato al Papa durante l'udienza generale in Piazza San Pietro, la Divina Provvidenza mi ha salvato in modo miracoloso dalla morte. Colui che e' unico Signore della vita e della morte Lui stesso mi ha prolungato questa vita, in un certo modo me l'ha donata di nuovo. Da questo momento essa ancora di piu' appartiene a Lui. Spero che Egli mi aiutera' a riconoscere fino a quando devo continuare questo servizio, al quale mi ha chiamato nel giorno 16 ottobre 1978. Gli chiedo di volermi richiamare quando Egli stesso vorra'. "Nella vita e nella morte apparteniamo al Signore... siamo del Signore" (cf. Rm 14, 8). Spero anche che fino a quando mi sara' donato di compiere il servizio Petrino nella Chiesa, la Misericordia di Dio voglia prestarmi le forze necessarie per questo servizio. 3. Come ogni anno durante gli esercizi spirituali ho letto il mio testamento del 6.III.1979. Continuo a mantenere le disposizioni contenute in esso. Quello che allora, e anche durante i successivi esercizi spirituali e' stato aggiunto costituisce un riflesso della difficile e tesa situazione generale, che ha marcato gli anni ottanta. Dall'autunno dell'anno 1989 questa situazione e' cambiata. L'ultimo decennio del secolo passato e' stato libero dalle precedenti tensioni; cio' non significa che non abbia portato con se' nuovi problemi e difficolta'. In modo particolare sia lode alla Provvidenza Divina per questo, che il periodo della cosi' detta "guerra fredda" e' finito senza il violento conflitto nucleare, di cui pesava sul mondo il pericolo nel periodo precedente. 4. Stando sulla soglia del terzo millennio "in medio Ecclesiae", desidero ancora una volta esprimere gratitudine allo Spirito Santo per il grande dono del Concilio Vaticano II, al quale insieme con l'intera Chiesa - e soprattutto con l'intero episcopato - mi sento debitore. Sono convinto che ancora a lungo sara' dato alle nuove generazioni di attingere alle ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito. Come vescovo che ha partecipato all'evento conciliare dal primo all'ultimo giorno, desidero affidare questo grande patrimonio a tutti coloro che sono e saranno in futuro chiamati a realizzarlo. Per parte mia ringrazio l'eterno Pastore che mi ha permesso di servire questa grandissima causa nel corso di tutti gli anni del mio pontificato. "In medio Ecclesiae"... dai primi anni del servizio vescovile - appunto grazie al Concilio - mi e' stato dato di sperimentare la fraterna comunione dell'Episcopato. Come sacerdote dell'Arcidiocesi di Cracovia avevo sperimentato che cosa fosse la fraterna comunione del presbiterio - il Concilio ha aperto una nuova dimensione di questa esperienza. 5. Quante persone dovrei qui elencare! Probabilmente il Signore Dio ha chiamato a Se' la maggioranza di esse - quanto a coloro che ancora si trovano da questa parte, le parole di questo testamento li ricordino, tutti e dappertutto, dovunque si trovino. Nel corso di piu' di vent'anni da cui svolgo il servizio Petrino "in medio Ecclesiae" ho sperimentato la benevola e quanto mai feconda collaborazione di tanti Cardinali, Arcivescovi e Vescovi, tanti sacerdoti, tante persone consacrate - Fratelli e Sorelle - infine di tantissime persone laiche, nell'ambiente curiale, nel Vicariato della Diocesi di Roma, nonche' fuori di questi ambienti. Come non abbracciare con grata memoria tutti gli Episcopati nel mondo, con i quali mi sono incontrato nel succedersi delle visite "ad limina Apostolorum"! Come non ricordare anche tanti Fratelli cristiani - non cattolici! E il rabbino di Roma e cosi' numerosi rappresentanti delle religioni non cristiane! E quanti rappresentanti del mondo della cultura, della scienza, della politica, dei mezzi di comunicazione sociale! 6. A misura che si avvicina il limite della mia vita terrena ritorno con la memoria all'inizio, ai miei Genitori, al Fratello e alla Sorella (che non ho conosciuto, perche' mori' prima della mia nascita), alla parrocchia di Wadowice, dove sono stato battezzato, a quella citta' del mio amore, ai coetanei, compagne e compagni della scuola elementare, del ginnasio, dell'universita', fino ai tempi dell'occupazione, quando lavorai come operaio, e in seguito alla parrocchia di Niegowi", a quella cracoviana di S. Floriano, alla pastorale degli accademici, all'ambiente... a tutti gli ambienti... a Cracovia e a Roma... alle persone che in modo speciale mi sono state affidate dal Signore. A tutti voglio dire uno sola cosa: "Dio vi ricompensi" "In manus Tuas, Domine, commendo spiritum meum" A.D. 17.III.2000.

 

Si aprirà lunedì 18 aprile il conclave.

Si aprirà lunedì 18 aprile il conclave chiamato ad eleggere il successore di Papa Giovanni Paolo II, il cui testamento, letto oggi dai cardinali, verrà reso pubblico domani, riferisce la Santa Sede. "La data di inizio del conclave è stata fissata per lunedì 18 aprile", ha detto oggi il portavoce vaticano Joaquin Navarro-Valls durante un incontro coi giornalisti dopo la quarta riunione della Congregazione generale dei cardinali. "Al mattino, probabilmente alle 10, si terrà in San Pietro la messa votiva Pro Eligendo Papam nella Basilica vaticana, e nel primo pomeriggio i cardinali entreranno in conclave fino all'elezione del Santo Padre", ha aggiunto. Navarro-Valls ha poi spiegato che "è stato letto in aula il testamento del Santo Padre Giovanni Paolo II e se ne è disposta per domani la pubblicazione integrale nella lingua originale polacca e in una traduzione in lingua italiana". Il portavoce ha detto che si tratta di "una quindicina di cartelle". Giovanni Paolo II è morto all'età di 84 anni sabato scorso dopo due giorni di agonia. Il conclave deve iniziare fra i 15 e i 20 giorni dopo il decesso del Pontefice. NON C'E' IL NOME DEL CARDINALE IN PECTORE "Posso confermare che il Santo Padre prima del suo decesso non ha comunicato il nome del carindale in pectore", ha detto Navarro-Valls circa la possibilità che l'identità del cardinale in pectore, la cui nomina era stata annunciata nel 2003, potesse essere contenuta nel testamento. Il portavoce ha precisato che la la bara del Papa non verrà portata in San Giovanni in Laterano prima della tumulazione, come era stato chiesto da più parti. "Dopo un attento studio, si è concluso che questa ipotesi non è tecnicamente praticabile", ha detto il portavoce, precisando che "era arrivata da più parti (la richiesta) di portare la salma del Santo Padre ... dopo la celebrazione delle esequie e prima della tumulazione (nelle Grotte vaticane) nella Basilica di San Giovanni in Laterano ... per permetterne la venerazione da parte dei fedeli che non avranno potuto raggiungere Piazza San Pietro". Per i funerali di venerdì si attendono milioni di persone, e saranno presenti circa 200 leader mondiali tra cui il presidente americano George W. Bush.

 

05/04/2005

Il Dipartimento della Protezione civile sta inviando agli utenti di telefonia mobile un sms di emergenza, un messaggino sui telefonini per i funerali del Santo Padre: "Se vieni a Roma per omaggio Papa usa mezzi trasporto collettivi. Preparati a code organizzate ma molto lunghe. Caldo di giorno, fresco di notte. Per info Isoradio 103.3"

 

04/04/2005

Stamane alle 10,30 nella Sala Bologna del Palazzo apostolico vaticano, si riunisce la prima congregazione generale dei cardinali. I porporati dovranno disporre lo spostamento della salma di Giovanni Paolo II dalla Sala Clementina, dove si trova tuttora, alla Basilica di San Pietro, dove dalle 17 potrebbe essere esposta ai fedeli. I cardinali devono anche indicare la data dei funerali e potrebbero aprire il testamento del pontefice, con le disposizioni sulla sepoltura. Ieri a rendere omaggio al Papa sono state la Curia e le massime autorità istituzionali e politiche italiane, tra le quali il presidente della Repubblica. Le immagini televisive della salma di Giovanni Paolo II sono state diffuse in tutto il mondo. A decidere questa insolita procedura è stato il Camerlengo.   

All'umanità, che talora sembra smarrita e dominata dal potere del male, dell'egoismo e della paura, il Signore risorto offre in dono il suo amore che perdona, riconcilia e riapre l'animo alla speranza". Queste le parole che Giovanni Paolo II aveva scelto per la preghiera mariana di ieri a San Pietro, nelle ultime ore di agonia. Il testo del Regina Coeli - letto ieri a San Pietro dall'arcivescovo argentino Leonardo Sandri - fa riferimento alla festa liturgica della Divina Misericordia, istituita da lui stesso e alla quale era particolarmente legato poiché introdotta dalla Santa mistica polacca Faustina Kowalska.

Le parole scritte da Giovanni Paolo sono risuonate in una Piazza gremita di folla - la Questura ha parlato di 130-150 mila persone - verso la conclusione della messa di suffragio celebrata dal cardinale Angelo Sodano. Sul sagrato della Basilica vaticana decine e decine di cardinali, centinaia di vescovi e rappresentanti del corpo diplomatico. Presenti anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, i vicepremier Gianfranco Fini e Marco Follini e numerosi esponenti della maggioranza e dell'opposizione.

Nel corso della sua omelia Sodano ha citato il defunto Pontefice come "Giovanni Paolo II il grande", un attributo che la chiesa riserva ai pontefici santi. Sodano ha voluto rendere partecipe la folla degli ultimi momenti di agonia di Giovanni Paolo II che, dal letto di morte, ha vissuto le ultime ore "in un atteggiamento di profonda serenità". 

Successivamente nella sala Clementina, nel cuore del palazzo Apostolico, dove è stata allestita una camera ardente, i cardinali e i vescovi della Curia, e i massimi rappresentanti delle istituzioni italiane, a partire da Ciampi, Berlusconi e dai presidenti dei due rami del Parlamento, hanno dato l'ultimo saluto a Wojtyla. La Sala Clementina ha chiuso alle 16. Il corpo del Pontefice sarà poi traslato oggi pomeriggio nella Basilica di San Pietro per il saluto della gente comune.

Il calvario patito da Wojtyla durante la sofferta agonia ha lasciato sul suo volto pesanti tracce. Segni che le immagini televisive non potevano cogliere, ma che invece hanno impressionato notevolmente chi stamattina è stato ammesso a dare l'estremo omaggio al pontefice nella Sala Clementina dove il cardinale Camerlengo, Eduardo Martinez Somalo ha guidato la "prima stazione nella casa del Pontefice defunto".

Funerali quasi certamente venerdì
Quasi certamente i funerali di Giovanni Paolo II si svolgeranno venerdì nel tardo pomeriggio. Un orientamento che è stato suggerito al Vaticano dall'Italia e che, con ogni probabilità, dovrebbe uscire come decisione definitiva dalla prima congregazione dei cardinali. Domattina, infatti, i porporati si riuniranno per la prima volta dalla scomparsa di Wojtyla proprio per definire con precisione modi, luoghi e altri dettagli del rito funebre.

Canti e fiaccole nella seconda notte di veglia
E' circondato di persone, di fiori e di fiaccole, l'obelisco di piazza San Pietro, nella seconda notte di veglia per Giovanni Paolo II. Dopo i lampioni anche il monumento al centro dell'emiciclo si è trasformato in un grande altare a cielo aperto, coperto dai messaggi lasciati dalla gente da immagini sacre e da foto di Karol Wojtyla sorridente e illuminato dalla luce dei ceri.
 
Anche dopo il rosario delle 21, celebrato dall'arcivescovo di Genova Tarcisio Bertone e trasmesso dai due grandi maxischermi ai lati del colonnato, la piazza non si è svuotata ma è tornata ad animarsi in modo diverso. 

Il Papa è morto per shock settico
Giovanni Paolo II è morto per "shock settico e collasso cardiocircolatorio irreversibile". Lo ha stabilito il dottor Renato Buzzonetti nel certificato di morte resto noto dal Vaticano. Al momento del decesso, avvenuto ieri sera alle 21.37, Wojtyla risultava affetto da morbo di Parkinson; pregressi episodi di insufficienza respiratoria acuta e conseguente trachetomia; ipertrofia prostatica benigna complicata da urosepsi; infine da cardiopatia ipertensiva ed ischemica.

L'accertamento della morte di Giovanni Paolo II è stato effettuato "mediante registrazione elettrocardiotanatografica", in pratica un elettrocardiogramma della durata di 20 minuti. Il suo medico personale, Renato Buzzonetti, ha firmato l'atto ufficiale "secondo mia scienza e coscienza" ieri sera nell'appartamento pontificio alle 21.37.

Quanto al rito della constatazione della morte di Giovanni Paolo II - secondo la procedura prevista dalla Costituzione apostolica 'Universi Dominici Gregis' - si è svolto invece questa mattina alle 9.30. "L'atto autentico di morte, cui è stato annesso il certificato medico di Buzzonetti - ha precisato il portavoce Joaquin Navarro Valls - è stato redatto dal cancelliere segretario della Camera Apostolica, avvocato Enrico Serafini".
 
 
Acqua e caffè: i prezzi alle stelle

Rosari profumati, magliette con le foto di Giovanni Paolo II e modellini della basilica di S. Pietro. Questi e molti atri oggetti si possono trovare dai venditori abusivi nella zona di via della Conciliazione, dove milioni di pellegrini transitano in attesa di vedere per l’ultima volta il loro Papa. Abusivi distribuiscono copie dell'Oservatore Romano che annunciava la morte di Karol Wojtyla a 4 euro anzichè 90 centesimi.

In vendita ci sono anche bevande, panini imbottiti e bottigliette di acque minerale che ormai hanno raggiunto prezzi record. I residenti della zona, preoccupati dello “strano” aumento dei costi, si sono rivolti al Condacons denunciando la speculazione di bar, ristoranti e venditori ambulanti. Il caffè da 70 centesimi costa un euro, il totale per un panino e un bicchier d’acqua arrivo fino a 10 euro, senza parlare del costo di bevande in lattina. La protezione civile assiste i pellegrini in coda, distribuendo bottigliette d’acqua, ma non tutti riescono a prenderla. I venditori ambulanti, perciò si avvicinano alla colonna, vendendo per 4 euro acqua, per 5 una bevanda e addirittura 6 per un panino. I prezzi variano dall’ora e dalla posizione in cui ci si trova nella lunga fila di fedeli.

Il comune di Roma cerca di contrastare l’abusivismo, ma con tanti uomini impegnati nella gestione dell’ordine pubblico, molti riescono a farla franca. Tutta la zona intorno alla basilica si è trasformata in una sorta di "suq": tutti coloro che prima vendevano borse finte e accessori all’ultima moda, ora mostrano bandierine con i colori vaticani a 5 euro e rosari profumati con attaccata la foto di Karol Wojtyla a quasi 10 euro. Però ci sono anche furgoncini che stracolmi di statuette e modellini cercano di cogliere questo momento di afflusso. C’è chi addirittura vende una copia dell’Osservatore Romano, che annunciava la morte del Papa, a 4 euro anziché 90 centesimi, tanto che la casa editrice ha annunciato che copie del giornale si possono facilmente trovare in Vaticano per il prezzo di copertina.

Insomma un giro di affari che, secondo le stime della Codacons, raggiunge i 250 milioni di euro. Molti commercianti si difendono dall’accusa di speculazione replicando che, anche loro sono addolorati per la morte del Santo Padre, ma che gli affari sono affari e devono cogliere il momento.

   
CHE COSA ACCADE QUANDO MUORE IL PAPA?
Consuetudine e norme scritte determina-
 no gli adempimenti successivi ad ogni  
 scomparsa di un Pontefice.             
                                        
 L'amministrazione della Chiesa passa al
 Cardinale Camerlengo,cui spetta il com-
 pito di accertare ufficialmente il de- 
 cesso del Papa. Il maestro delle cele- 
 brazioni liturgiche è la figura incari-
 cata di stilare il certificato di morte
                                        
 Una volta apposti i sigilli alla camera
 e allo studio del Papa, il Camerlengo  
 comunica il decesso al Vicario di Roma,
 che lo rende pubblico al mondo, mentre 
 il portone di bronzo di San Pietro vie-
 ne chiuso a metà e le campane suonano  
 rintocchi a martello.
Il Camerlengo gestisce l'interregno tra
 un Papa e l'altro, prende possesso dei 
 palazzi apostolici (il Vaticano, il La-
 terano e la residenza di Castel Gandol-
 fo) e veglia sull'ordine e la sicurezza
 durante il conclave che dovrà nominare 
 il nuovo Pontefice.                    
                                        
 Dal 1993, la carica di Camerlengo è ri-
 coperta dallo spagnolo Eduardo Martinez
 Somalo,che ha da poco compiuto 78 anni.
                                        
 Restano in carica anche il Vicario di  
 Roma, Ruini, il penitenziere maggiore, 
 Stafford,e i cardinali Sandri e Lajolo,
 che dovranno gestire l'ordinaria ammi- 
 nistrazione degli affari interni ed    
 esteri dello Stato vaticano. 
Durante il periodo di "sede vacante"   
 (così viene chiamato l'interregno),    
 nessuno può assumere i poteri del Papa.
                                        
 Il Codice di diritto canonico prevede  
 che "non si modifichi nulla del governo
 della Chiesa universale", e riconosce  
 solo al Pontefice "potestà ordinaria   
 suprema, piena, immediata e universale 
 sulla Chiesa"; un potere che gli deriva
 direttamente da Dio.                   
                                        
 Le leggi sulla sede vacante sono state 
 integrate in una serie di disposizioni 
 date da Giovanni Paolo II nel 1996, e  
 contenute nella Costituzione apostolica
 "Universi Dominici Gregis" ("Dell'inte-
 ro gregge del Signore").
      
Conclusa la ricognizione della salma,  
 essa viene composta 
dai medici e vesti-
 ta dei paramenti pontifici: al capo la 
 mitria bianca, intorno al corpo il man-
 tello rosso in uso per celebrare messa,
 e il pallio, una striscia di lana bian-
 ca con croci nere, simbolo di dignità. 
                                        
 Il corpo del Pontefice viene quindi    
 esposto ai fedeli per tre giorni. Di   
 solito l'esposizione avviene nella ba- 
 silica di San Pietro.                  
                                        
 Spetta al Camerlengo concedere l'even- 
 tuale autorizzazione a fotografare la  
 salma del Papa, a puro titolo di docu- 
 mentazione, purché essa sia "rivestita 
 degli abiti pontificali".

 

L'elezione del nuovo Papa

La convocazione dei cardinali che eleg-
 geranno il nuovo Papa avviene solo dopo
 l'annuncio della morte del Pontefice.  
                                        
 I porporati non devono avere più di 80 
 anni, e comunque non possono essere    
 più di 120. Attualmente sono 117, più  
 uno "in pectore". Gli italiani sono 20,
 altri 97 provengono da 52 Paesi dei    
 cinque continenti. Dopo gli italiani, i
 più numerosi sono gli statunitensi, che
 contano 11 cardinali.                  
                                        
 Quasi tutti (114 su 117) sono stati no-
 minati da Giovanni Paolo II nei suoi 26
 anni di pontificato. Fanno eccezione il
 tedesco Ratzinger, l'americano Baum e  
 il filippino Sin, nominati da Paolo VI.

"Extra omnes" (fuori tutti): è la frase
 con cui il maestro delle celebrazioni  
 liturgiche dà il via al conclave, che  
 deve iniziare tra i 15 giorni e i 20   
 giorni dopo la morte del Papa.         
                                        
 A differenza di quanto accaduto fin dal
 Medioevo, i porporati non saranno      
 chiusi a chiave, ma non potranno in    
 ogni caso comunicare con l'esterno. Gli
 elettori alloggeranno nella "Casa di   
 Santa Marta", costruita alcuni anni fa.
                                        
 Come da tradizione, le votazioni avver-
 ranno in forma segreta nella Cappella  
 Sistina: un voto il primo giorno, quat-
 tro (due la mattina e due la sera) dal 
 secondo in poi. 
     
"Accetta la sua elezione a sommo Ponte-
 fice?" è la prima domanda cui l'eletto 
 deve dar risposta. Ad essa segue la    
 scelta del nome,che chiude il conclave.
                                        
 Appena eletto, il Papa è condotto nella
 Camera lachrimatoria, dove indossa uno 
 dei tre abiti bianchi di taglia diver- 
 sa, appositamente predisposti. A quel  
 punto, il cardinale portadiacono dà    
 l'annuncio ai fedeli riuniti in piazza 
 San Pietro: "Habemus Papam".           
                                        
 Subito dopo dovrebbe comparire alla fi-
 nestra il 265°  vescovo di Roma. Giovan-
 ni Paolo II fu il primo a rivolgersi   
 alla folla che lo acclamava immediata- 
 mente dopo la nomina.  
Sono una decina, secondo gli osservato-
 ri, i cardinali più accreditati a suc- 
 cedere a Giovanni Paolo II: cinque pro-
 vengono dall'America Latina, due dall' 
 India e gli altri dall'Europa.         
                                        
 Tra i nomi più credibili, quelli del   
 salesiano honduregno Maradiaga,del mes-
 sicano Rivera,dell'argentino Bergoglio,
 del brasiliano Hummes e dell'arcivesco-
 vo di Santo Domingo, Lopez Rodriguez.  
                                        
 Dei venti papabili italiani, rimbalzano
 con insistenza i nomi dell'arcivescovo 
 di Milano, Dionigi Tettamanzi, di Ange-
 lo Scola, patriarca di Venezia, di Ca- 
 millo Ruini, Vicario di Roma. Penaliz- 
 zato dall'età Carlo Maria Martini.