10/09/2005
Grillo: il nostro Paese é fallito!
«Fazio, vattene». Non un titolo di editoriale, non uno slogan urlato in piazza, ma un messaggio inequivocabile e decisamente insolito, considerando che campeggia su una pagina pubblicitaria. È apparsa alcuni giorni fa su Repubblica: l’ha comprata Beppe Grillo, grazie ai contributi delle migliaia di fedelissimi del suo blog www.beppegrillo.it. Perché, nello stile inconfondibile che lo caratterizza da ormai trent’anni, Grillo ha affrontato a 360 gradi le magagne dell’economia e della politica italiana, senza censure, facendo nomi e cognomi, a destra e a sinistra.
Partendo appunto da Fazio e dalla Banca centrale («è una banca privata, controllata da quattro grandi banche, praticamente dovrebbe controllare se stessa: è come un 69 al contrario...»), ne ha avute per Montezemolo («sta facendo il “polo del lusso” per riuscire a far quotare in borsa la Ferrari, che è in perdita, così poi può vendere i bond»), per l’Eni («c’era Mincato, un bravo dirigente, che parlava di passare dal gas all’idrogeno. L’hanno messo alle Poste e hanno chiamato Scaroni, uno che compra centrali nucleari in Cecoslovacchia, uno che sette anni fa aveva patteggiato due anni e mezzo per corruzione...»). «Il nostro paese è fallito, è in bancarotta fraudolenta. Se quello della Parmalat è stato il più grande crack finanziario del mondo, le nostre quattro-cinque società più importanti oggi sono messe ancora peggio di Parmalat: solo che nessuno dice nulla perché tutti sono coinvolti. Del resto, negli Usa chi commette falso in bilancio rischia fino a 25 anni di galera; da noi siamo in leggera controtendenza...». Non è stato neppure necessario infierire troppo su Berlusconi - è bastata una definizione geniale: «portatore nano di sacrificio» - perché «il guinness dei primati dei debiti è di Tronchetti Provera: in nove anni, partendo da una società sana e in regime di monopolio, ha accumulato 45 miliardi di euro di debiti. Eppure oggi partecipa ad oltre quaranta società»: e giù l’elenco completo. Fra queste, la Banca di Roma: «che sponsorizza il Vaticano, ma che è la prima in Italia per esportazioni di armi, con transazioni per 350 milioni di euro». Del resto, per definire la disastrosa situazione del Paese - suggerisce Grillo - è sufficiente leggere le statistiche serie. Come quelle dell’Università di Berkeley, dalle quali si evince che l’Italia è solo cinquantunesima nel mondo come competitività, addirittura settantanovesima come libertà di stampa (dietro alla Bolivia!), e che abbiamo in media meno computer di Guadalupa.
È proprio sul tema della comunicazione che si sviluppa il filo rosso dello spettacolo: «la conoscenza è la base», dice Grillo, e oggi la libertà è data da internet, da una rete che non si può fermare, attraverso cui si può reagire ad una società in cui «non c’è più il libero arbitrio» . Ne è riprova il blog creato da Grillo: «attraverso il quale - annuncia, incassando l’entusiastica adesione della platea - la prossima settimana, con una nuova colletta, compreremo una pagina pubblicitaria sul Financial Times, con i nomi dei 23 deputati in carica che sono stati giudicati colpevoli in terzo grado. Gente che non può rappresentare l’Italia in Parlamento». E dal grande schermo dietro al palco, con un semplice click, questa denuncia diventa una mail spedita direttamente a Barroso. Potenza della rete...
Tratto da L'Unità
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