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Il cuore ha tradito Castagna. Addio mister Stranamore
 

02/03/2005

Alberto Castagna è morto ieri sera a casa sua per un'emorragia interna. Aveva 60 anni: era nato nel 1945 a Castiglion Fiorentino (Arezzo). Alberto Castagna è sempre stato un irregolare della tv.

Nato come giornalista televisivo, aveva conosciuto il successo dello star system senza mai darci troppa importanza. Anche di recente aveva dimostrato tutta la sua indifferenza verso l'ipocrisia che regna nel mondo della televisione: parlando con i giornalisti per l'ultima edizione di "Stranamore" non si era limitato nell'emettere giudizi caustici verso dirigenti, programmi, colleghi. Essere sopravvissuto alla gravissima crisi cardiaca che l'aveva colpito gli aveva regalato un'ulteriore regale indifferenza. "L'unica cosa che desidero", diceva e ripeteva negli ultimi tempi, "è restare vicino a mia figlia Carolina, comprare una barca e vivere di pesca".

Alberto Castagna era nato, come volto televisivo, al Tg2, dove era entrato nel 1982. L'aria ribalda e un po' canagliesca, oltre ai penetranti occhi azzurri, gli avevano guadagnato un posto di rilievo tra gli anchorman fino a quando, nel 1990, la rete non lo aveva scelto per sostituire Fabrizio Frizzi ai "Fatti vostri", il programma del mezzogiorno di Raidue che con lui aveva conosciuto un inaspettato successo popolare.

Il successo gli aveva fatto cambiare di colpo categoria: da semplice giornalista televisivo a volto conosciuto e amato dal pubblico. Al punto che nel 1993 Canale 5 aveva deciso di rubarlo alla Rai con un contratto miliardario. Celebre la sua autoironica battuta pronunciata nell'occasione: "Sono un povero con il metabolismo da ricco". L'esordio non fu il massimo: il primo programma, "Sarà vero", è un flop. Ma subito dopo arriva la svolta, una delle trasmissioni storiche della tv italiana: "Stranamore" (1994). Una trasmissione che sembrava fatta per lui, per la sua sensibilità, la sua abilità istrionesca nel trattare le persone, per quella punta di ironia che metteva in ogni cosa che faceva.

Un successo dilagante che gli aveva permesso di raggiungere ascolti stratosferici: "Stranamore" è stato, bene o male, il primo reality show della tv italiana. Ed è stato certo un destino beffardo quello che lo ha fatto ammalare - lui esperto di cuori infranti - proprio al muscolo cardiaco. Prima un controllo all'ospedale di Pavia che lo aveva rassicurato (e da lì nascerà una lunga causa civile), e poco dopo, nel '98, l'operazione durante la quale l'aorta aveva ceduto per un doppio aneurisma e che aveva reso necessari altri due interventi. Per lunghe settimane Castagna era rimasto tra la vita e la morte, poi la lentissima guarigione. Ma anche durante la convalescenza c'era stato posto per il cuore: non quello dei ventricoli e degli atrii ma quello dei sentimenti. Steso sul lettino di ospedale, aveva deciso di lasciare la sua compagna di allora, Francesca Rettondini, per tornare con la moglie Pucci Romano, medico, che l'aveva assistito fin dal primo momento.

Quando finalmente Castagna era rimerso con grande fatica dalla malattia, tutto era cambiato intorno a lui. "Stranamore" non esisteva più, ma Canale 5, in deficit di audience, si era nel frattempo inventata l'assai simile "C'è posta per te". Era stata una delle amarezze più grandi, comprendere che nel mondo della tv c'è poco spazio per i sentimenti e molto per i soldi.

Nonostante fosse tornato a condurre, Castagna non era davvero mai più rientrato nel mondo della tv, almeno non - ancora una volta - col cuore. Dopo molte insistenze nel 2001 aveva accettato di riprendere "Stranamore", un paio di edizioni su Canale 5 che avevano raccolto gli ultimi allori e poi l'umiliante passaggio su Retequattro. L'ultimo Alberto Castagna era sardonico come sempre ma anche amaro, come se presentisse che il tempo stava per scadere.

Nessuno poteva tenerlo a freno perché aveva conquistato la libertà assoluta: la libertà di chi non ha più niente da perdere. Sempre più affaticato, perché comunque l'operazione gli aveva lasciato il pesante strascico di una dialisi a cui sottoporsi tre volte al giorno. Il suo cuore stanco, un cuore che aveva molto vissuto ieri ha battuto per l'ultima volta.

di Piero Degli Antoni