07/03/2005
Un business da milioni di euro, ottenuto grazie alla commercializzazione su vasta scala di un prodotto alimentare simile al latte Uht ma che latte non può definirsi, è stato scoperto in Lombardia dalla Polizia, in collaborazione con la Guardia di Finanza. Il simil-latte, prodotto in grandi quantità sin dal 2000, risulterebbe essere stato commercializzato dai più noti marchi su tutto il territorio nazionale. Durante una conferenza stampa che si è tenuta sabato in Questura, a Milano, la Polizia e l'Ispettorato centrale repressione frodi, che nell'indagine sono stati coordinati dalla Dda milanese, hanno precisato che «al momento non esiste alcun allarme sanitario», e che quindi i presunti prodotti contenenti simil-latte non sono stati ritirati dal commercio, in attesa di più approfondite analisi di laboratorio, i cui risultati dovrebbero essere pronti tra alcuni giorni.
Le indagini, condotte dalla Squadra mobile di Milano e dal nucleo delle Fiamme gialle presso la Procura della Repubblica, coordinati dal pm Ilda Boccassini, hanno portato al sequestro di due importanti impianti di produzione a Roverbella (Mantova) e a Ludriano (Brescia), e all'arresto di 6 persone (una settima è ricercata) accusate di associazione a delinquere finalizzata all'adulterazione e alla sofisticazione di alimenti. In sostanza, secondo quanto spiegato dagli investigatori della sezione Criminalità organizzata della Questura di Milano, una società milanese, l'Agricomex srl, avrebbe fatto arrivare in Italia grandi quantitativi di scarti del latte (siero, panna, latte scaduto e altro) dalla Francia, che poi sarebbero finiti nell'azienda di Riverbella e in quella di Ludriano.
Entrambi gli stabilimenti sono stati posti sotto sequestro e la Scientifica ha effettuato campionature su oltre 500.000 litri di latte. Una volta giunto negli stabilimenti mantovano e bresciano, il latte scaduto e la panna venivano allungati con acqua e gli scarti del latte, grazie a dosi massicce di permeato (una sostanza che si usa per la produzione di farine animali ma vietata nei prodotti alimentari), diventavano un simil-latte uht. Un prodotto che gli stessi arrestati, in alcune telefonate, avrebbero definito «roba che non daremmo nemmeno ai maiali». Invece il simil-latte è finito, e per un paio d'anni, sulla tavola degli italiani, commercializzato, a quanto pare inconsapevolmente, da molte delle più importanti aziende del settore. «La recente legge che fa obbligo, a partire dal prossimo mese di giugno, di indicare l'origine del latte, si rivela un valido strumento per tutelare la sicurezza agroalimentare» ha detto il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno.
|