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E' morta Suor Lucia, ultima testimone di Fatima
 

16/02/2005

FUNERALI SUOR LUCIA: IL PATRIARCA DI LISBONA, «UN SIMBOLO NAZIONALE»

Suor Lucia è "un simbolo nazionale", un esempio di "semplicità e fedeltà": così il cardinale Josè Policarpo, Patriarca di Lisbona, ha definito la veggente di Fatima nella sua omelia durante i funerali solenni che si sono svolti oggi pomeriggio a Coimbra, con la cattedrale Sé Nova gremita di migliaia e migliaia di fedeli, molti dei quali non sono riusciti ad entrare. "La morte di questa donna tocca profondamente il Portogallo", ha detto il cardinale Policarpo, come riferisce l’agenzia cattolica "Ecclesia": "Quando una comunità nazionale è capace di riconoscere nella semplicità di una religiosa un simbolo che parla a tutti, questo è certamente per noi un segno di speranza".

"Personalmente – ha aggiunto il Patriarca di Lisbona, visibilmente commosso – sono stato particolarmente toccato dalla mole di reazioni e di messaggi inviati da tutto il mondo". "La sua morte – ha detto – segna una frontiera. A partire da questo momento Fatima è un grande messaggio, una tradizione spirituale che riceviamo da generazioni e generazioni di pellegrini, penitenti e oranti che hanno preso sul serio, contro tutto e contro tutti, la semplicità di un messaggio". Una "semplicità e fedeltà nel compiere la propria missione" più volte sottolineata dal celebrante: "Ciò che di straordinario c’era nella vita di questa donna – ha fatto notare il cardinale Policarpo – si inserisce nella normalità della vocazione cristiana". "Lucia è stata la portavoce delle apparizioni", così l’ha chiamata il Patriarca, auspicando che tutta la Chiesa possa presto avere accesso "all’immensa dottrina spirituale che questa donna così semplice, ma così grande, ha scritto".

Intanto in Portogallo - mentre il cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le Cause dei santi, precisa che la beatificazione di suor Lucia non potrà avvenire prima di cinque anni - in Portogallo si sta verificando una vera e propria "canonizzazione popolare", con migliaia e migliaia di cattolici portoghesi e di altri Paesi che continuano ad arrivare a Coimbra per portare l’ultimo saluto alla "pastorella" di Fatima. "E’ una manifestazione di fede semplice e popolare – commenta mons. Albino Cleto, vescovo di Coimbra – mista ad un sentimento che è caratteristico di noi portoghesi". Secondo mons. Cleto "il processo di canonizzazione di suor Lucia non deve essere paragonato a quello di Madre Teresa di Calcutta – decorso in tempi più rapidi di quelli stabiliti – perché compito della Chiesa è studiare prima tutti i suoi scritti, lungo una vita di quasi 98 anni, con tanti materiali da raccogliere ed esaminare". Oltre alle sue sei memorie, suor Lucia ha infatti scritto migliaia di lettere e messaggi. "La diocesi di Coimbra – ha assicurato il vescovo – non si intrometterà in questo processo, ma sarà il Santuario di Fatima e l’Ordine del Carmelo a muoversi in questo senso. La fama di santità dovrà essere verificata con testimonianze e con una investigazione seria e approfondita".

 

A partire dal 13 maggio 1917 aveva assistito assieme ai cuginetti alle apparizioni della Madonna. è stata depositaria del cosiddetto "terzo segreto", rivelato in occasione del Giubileo del 2000.


Suor Lucia, l'ultima superstite dei tre fratelli ai quali la Madonna era apparsa a Fatima, è morta ieri nel convento di Coimbra (Portogallo centrale), alle 17.25 (le 18.25 in Italia). Lo ha annunciato l'agenzia di stampa portoghese Lusa, citando una fonte religiosa. Suor Lucia, al secolo Lucia de Jesus dos Santos, aveva 97 anni.

Lucia aveva assistito alle apparizioni della Vergine, a partire dal 13 maggio 1917 - in piena Prina guerra mondiale - assieme ai fratelli Francisco e Jacinta Martos, entrambi morti da tempo. I tre pastorelli di Cova da Iria avevano riferito di aver assistito a diverse apparizioni della Madonna, in quello che poi venne riconosciuto dalla Chiesa cattolica come il Miracolo di Fatima. Ai tre pastorelli la Madonna avrebbe rivelato i cosiddetti tre segreti di Fatima, a lungo oggetto di congetture ed esegesi da parte di teologi e studiosi, cattolici e no.

Nata nel 1907, Lucia de Jesus dos Santos era entrata nel 1921 - ad appena 14 anni - nel monastero di Vilar, a Oporto. Nell'ottobre 1928 aveva preso i voti temporanei, il 3 ottobre 1934 quelli perpetui. Nel 1948 era entrata nel convento del Carmelo di Santa Teresa, assumendo il nome di sorella Maria Lucia de Jesus y del Corazon Immaculado.

Suor Lucia è stata la depositaria di uno dei "misteri" più conosciuti al mondo, il terzo segreto di Fatima ed era l'ultima testimone diretta di una delle rarissime apparizioni della Madonna venerate dalla Chiesa cattolica, e in particolare da Giovanni Paolo II che il 13 maggio 1982, esattamente ad un anno di distanza dall'attentato di Alì Agca, andò a Fatima per incontrare l'anziana suora carmelitana.

Il terzo segreto di Fatima, un foglietto di poche righe, non è più un segreto da quando fu pubblicato il testo integrale, scritto da suor Lucia e noto prima del Giubileo ai papi, da Giovanni XXIII a Giovanni Paolo II: in sintesi si parlava del "vescovo vestito di bianco" che cade a terra "come morto", Karol Wojtyla colpito da Alì Agca. C'è poi la lotta, finita in Urss e nell'est europeo, ma che altrove continua, dei "sistemi atei contro la Chiesa e i cristiani" e la sofferenza dei "testimoni della fede" nel '900.
Da sempre al centro di mille congetture, il terzo segreto stupì anche nel momento in cui fu svelato: all'epoca si parlò di colpo di scena, avvenuto nella spianata del santuario di Fatima davanti al papa e ad oltre 600 mila persone, la maggioranza delle quali forse all'inizio neppure se ne accorse. Era il 13 maggio 2000, giorno della beatificazione dei due pastorelli, Francisco e Giacinta, che con suor Lucia videro la Madonna.

Giovanni Paolo II è convinto di dovere la propria vita alla Madonna di Fatima dopo l'attentato del 13 maggio 1981, quando Ali Agca gli sparò in Piazza San Pietro. Quella pallottola, a quanto ha detto lo stesso papa, avrebbe solo sfiorato gli organi vitali grazie all'intercessione della Madonna di Fatima. Wojtyla ha avuto modo di dire che quando venne colpito dal proiettile non badò da principio al fatto che quello era proprio l'anniversario del giorno in cui Maria era apparsa ai tre fanciulli a Fatima, in Portogallo. Ma appena uscito dalla sala operatoria dopo il lungo intervento per le ferite all'intestino, era stato il suo segretario don Stanislao Dziwisz a fargli rilevare la coincidenza di date: il Papa aveva allora chiesto un dossier su Fatima, la cui lettura accompagnò la convalescenza del pontefice al Gemelli.

Da allora Giovanni Paolo II ha maturato la convinzione di dovere la vita alla Vergine, e tale convinzione ha espresso pubblicamente più di una volta prima del viaggio nel 2000 durante il quale sono stati proclamati beati i due pastorelli Francisco e Jacinta Marto testimoni delle apparizioni insieme a Lucia Dos Santos. Prima, il 13 maggio '82, a un anno dall'attentato, era andato a Fatima "per ringraziare la Madonna del suo intervento per la salvezza della mia vita e per il recupero della salute", e lo stesso ha fatto nel '91, dieci anni dopo; in quella occasione, annunciando il viaggio nella cittadina portoghese disse: "la Madonna mi ha donato 10 anni di vita". E in più di un occasione ha detto di "considerare tutto il tempo dopo quel 13 maggio un dono della provvidenza per intercessione della Madonna di Fatima".

Nell'82, a Fatima, il Papa ha consacrato il mondo al cuore immacolato di Maria, una delle richieste di questa ai piccoli veggenti. E a suggello della sua devozione Giovanni Paolo II ha donato al santuario di Fatima la pallottola estrattagli dall'intestino, che dall'84 è incastonata nell'aureola della corona della statua della Madonna. La fascia bianca insanguinata che portava il giorno dell'attentato è invece nel santuario polacco di Jasna Gora, la cui Vergine è venerata da secoli come simbolo della nazione.

Il premier polrtoghese Pedroa Santana Lopez ha dichiarato per domani un giorno di lutto nazionale per la scomparsa di Suor Lucia. Domani il corpo della religiosa sarà trasportato dal Carmelo alla cattedrale di Coimbra dove mercoledi ci saranno i funerali solenni.

 
FATIMA: LA BEATIFICAZIONE DEI CUGINETTI

Il 13 maggio 2000, 83/o anniversario della prima apparizione della Madonna a Fatima, il Papa si recò nella località portoghese per proclamare beati Jacinta e Francisco Marto, i due fratellini che, insieme alla cugina Lucia dos Santos - morta ieri a Coimbra all'età di 97 anni - furono testimoni delle apparizioni della Vergine nel 1917 e depositari dei suoi segreti.

La beatificazione di Giacinta e Francisco presentò alcuni caratteri di eccezionalità. Da una parte infatti la Chiesa fino ad allora aveva beatificato anche persone molto giovani, se martirizzate in odio della fede, ma quello di Jacinta e Francisco fu il primo caso di fanciulli beati non martiri. In secondo luogo, benchè il cammino dei due fratellini verso la santità fosse stato esaminato in due cause distinte, l'atto finale nacque dal riconoscimento di un unico miracolo. L'intercessione dei due pastorelli, secondo il processo canonico, portò alla guarigione, inspiegabile dal punto di vista della scienza, di Maria Emilia Santos, per 22 anni paralizzata dalla tubercolosi ossea, tornata a una vita normale il 20 febbraio 1989, dopo averli invocati.

La Chiesa ha accettato il riconoscimento di un unico miracolo in considerazione dell'unità delle vite dei due bambini. I due fratelli, che subirono persecuzioni e furono anche imprigionati per indurli a rivelare quanto la Madonna aveva detto loro durante le apparizioni, sono morti nel 1919 e nel '20, entrambi di influenza spagnola, offrendo la propria sofferenza e morte "per l'espiazione dei peccati del mondo". Il processo canonico ha rilevato non solo lo stretto legame familiare e la stessa educazione di fede, ma anche la loro partecipazione comune alle apparizioni di Fatima. L'ultima parola comunque l'ha detta il Papa, disponendo che il miracolo fosse ritenuto valido per ambedue visto che erano stati invocati congiuntamente, e che la guarigione è da attribuirsi all'intercessione di entrambi.

Una congregazione plenaria di cardinali, tenutasi dal 31 marzo al 2 aprile 1981, rese possibile la beatificazione di bambini. In quella sede infatti si definì la categoria dei fanciulli, ai fini delle beatificazioni, come quanti vanno dai 7 anni, e per questo hanno lo stato di moralità, alla prepubertà. Si precisò inoltre che l'esercizio delle virtù eroiche richiesto doveva tenere conto dell'età, del sesso, dell'ambiente, della vocazione personale e delle grazie ricevute e non si doveva pretendere da un fanciullo l'eroicità a livello adulto.