E' stato ritrovato il corpo di Marina Zinelli,
la donna bresciana di 45 anni, scomparsa a Phuket dopo essere
stata inghiottita da un'onda. Lo hanno comunicato i suoi parenti
a Brescia: a riconoscere il corpo sarebbe stato il marito che
ha poi dato la notizia ai parenti.
29/12/2004
Rimpatriati
2.800 italiani.
In Thailandia sono stati rintracciati tutti gli
italiani rimasti feriti: molti sono già stati trasferiti
presso il centro operativo della Protezione civile a Phuket
e appena possibile verranno rimpatriati, mentre altri si trovano
ancora negli ospedali. Gli italiani rientrati, secondo dati
della Protezione civile, sono fino ad ora 2.800. Quelli ancora
nella zona del sisma sono almeno 3.500.
29/12/2004
MAREMOTO:
Gli italiani riconosciuti.
Il bilancio degli italiani deceduti: 14. Questi
i nomi delle 8 vittime identificate: in Thailandia sono morti
Piermario Della Valle, di Varese; Luigi
Tribbioli; Mario De Angeli, di Milano;
il minorenne Alex Ceotto, di padre italiano
e madre thailandese, entrambi feriti; Lisa D'Avola,
italo-brasiliana, e il figlio minorenne Gianluca.
In Sri Lanka sono morti Raffaella Piva, di
Udine, e un uomo di cui si conosce solo il nome di battesimo,
Ermanno.
29/12/2004
MAREMOTO:
14 VITTIME ITALIANE, RICONOSCIUTO UN GIOVANE.
Sono 14 le vittime italiane del maremoto che
ha travolto domenica i Paesi del Golfo del Bengala. Lo ha reso
noto il Ministro degli Esteri Gianfranco Fini. Il ministro ha
precisato che nelle ultime ore e' stata riconosciuta la salma
di un giovane veneto.
29/12/2004
SISMA ASIA:
TSUNAMI NON FRENERA' CRESCITA ECONOMIE.
Tsunami non colpira' i tassi di crescita delle
economie asiatiche in espansione e i suoi danni saranno contenuti
nel breve termine. Esperti e economisti valutano cosi' a caldo
l'impatto dell'onda anomala che ha devastato le mete asiatiche
del turismo internazionale provocando oltre 16.000 morti.
"Sara' piu' una storia di tragedie umane piuttosto che
di costi economici" ha affermato Song Seng Wun, broker
della banca d'affari di Singapore GK Goh. "Vedo un impatto
a breve termine dallo sfortunato evento - ha aggiunto Lian Chia
Liang della JP Morgan Chase di Singapore - ma questo non ridurra'
i tassi di crescita".
Per il momento l'impatto si e' comunque fatto sentire sui listini,
tutti in calo anche se marginale. Colpiti soprattutto i titoli
dei settori turismo, trasporti e assicurazioni, prime vittime
delle calamita' naturali. Per ora nessuna stima precisa dei
costi assicurativi ma, secondo qualcuno, queste potrebbero essere
inferiori al costo complessivo degli uragani in Usa. "Ritengo
che la dimensione complessiva dei danni - ha affermato Serge
Troeber vice direttore della Swiss Re - sia inferiore a quelli
degli uragani in Usa". Secondo le stime del colosso assicurativo
svizzero al 16 dicembre scorso il costo degli uragani Charlie,
Frances, Jeanne e Iva che tra agosto e settembre hanno devastato
la costa del Golfo del Messico uccidendo 3000 persone sarebbero
stati stimati in 287 miliardi di dollari.
Intanto stamane in Europa tra i titoli piu' colpiti ci sono
molti riassicurativi come Munich Re che perde l'1,9%, Swiss
Re, in flessione del'1,8%. Il colosso del turismo Tui perde
a Francoforte l0'1,3% mentre il forte perdita i titoli Clud
Med che perdono il 4,2%. (AGI) DIC 04.
29/12/2004
Bush: "Quattro
paesi uniti per soccorrere le zone colpite".
NEW YORK - Gli Stati Uniti stanno lavorando per
costituire "una coalizione internazionale dei soccorsi".
Lo ha detto il presidente Usa George W.Bush nel suo primo commento
sulla tragedia dei tsunami che ha colpito l'Asia. "Il segretario
di Stato Colin Powell sta lavorando sodo e ha preso contatti
con i colleghi di Giappone, Australia e India per aiutare nei
soccorsi", ha detto Bush. Il capo della Casa Bianca ha
auspicato che altri Paesi decidano di unirsi a questa iniziativa.
Il presidente ha poi definito "fuorviato e disinformato"
il coordinatore Onu per gli aiuti Jan Egeland che due giorni
fa aveva accusato Washington e altri paesi occidentali di
esser "tirchi" di fronte alla tragedia. "Siamo
un paese generoso", ha detto Bush osservando che la risposta
americana è stata "la tipica risposta americana:
subito aiuti finanziari sull'ordine di 35 milioni di dollari,
poi una valutazione della situazione".
Bush, infine, ha chiesto agli americani di contribuire di
tasca loro agli sforzi per aiutare le vittime degli tsunami:
"La cosa migliore che può far la gente è
donare denaro alle organizzazioni impegnate nei soccorsi".
29/12/2004
Terremoti,
in Thailandia rintracciati tutti i feriti italiani.
Sono stati rintracciati tutti gli italiani rimasti
feriti dallo tsunami in Thailandia: molti sono già stati
trasferiti presso il centro operativo della Protezione civile
allestito a Phuket e verranno rimpatriati al più presto.
"Abbiamo già portato qui a Phuket diversi feriti.
Si tratta di una quindicina di persone", spiega Elvezio
Galanti, capo della missione della Protezione civile in Thailandia.
"Altrisi trovano ancora negli ospedali e noi li monitoriamo".
Sulla questione dei dispersi, invece, non ci sono ancora novità:
"Per la loro identificazione è al lavoro un comitato
internazionale", dice Galanti. Dei feriti già trasportati
al centro operativo, sono 2-3 quelli in condizioni più
gravi: per gli altri ma niente di preoccupante. Nell'ospedale
di Krabi sono stati rintracciati altri 10 connazionali, giunti
oggi in elicottero a Phuket. Anche loro verranno rimpatriati
con uno dei prossimi voli.
29/12/2004
L'Onu chiede
1 miliardo e 600 milioni di dollari.
Un miliardo e seicento milioni di dollari: una
cifra da destinare ai paesi colpiti dal maremoto che non ha
precedenti per fare fronte ad una catastrofe anch'essa senza
precedenti. E' quella richiesta dalle Nazioni Unite per i primi
interventi di soccorso e per la successiva opera di ricostruzione.
Bruxelles ha stanziato subito 30 milioni di euro, Washington,
dopo l'accusa di tirchieria da parte dell'Onu, ne ha tirati
fuori 35. Due flotte di navi si stanno dirigendo nei paesi dell'oceano
con tonnellate di aiuti. Per il Palazzo di vetro la sfida sarà
quella di coordinare la distribuzione di aiuti in almeno 10
nazioni contemporaneamente.
Il maremoto, che domenica scorsa ha scosso il centro dell'Oceano
Indiano,ha raggiunto anche il Pacifico fino alle isole Figi,
Samoa, poi la Nuova Zelanda e le Hawaii distanti 12mila km.
Il bilancio complessivo provvisorio, è di 80mila morti
e i dispersi sono ancora molte migliaia. Resta altissimo il
rischio di epidemie. Secondo l'Organizzazione mondiale della
sanità, malattie e infezioni potrebbero causare altrettante
vittime.
In Indonesia, il paese più colpito con 40 mila morti,
i soccorritori procedono velocemente alla sepoltura dei corpi
in fosse comuni, anche senza identificarli, per evitare contagi.
E in Sri lanka, dove i morti sono 21 mila, nelle fosse comuni
vengono inumati anche i cadaveri di turisti occidentali.
29/12/2004
Asia, ritrovati
tre italiani finora dispersi.
'PHUKET - Sono stati ritrovati
vivi tre degli italiani che si trovavano nell'elenco dei dispersi.
La notizia, seppur positiva, smorza l'entusiasmo per la dichiarazione
del ministro delle Riforme Roberto Calderoli che aveva detto:
«Sono vivi tre dei 13 italiani
indicati in un primo momento come morti per il maremoto in Asia»,
pur senza aggiungere ulteriori dettagli sulle identità
dei tre sopravvissuti e sulla località in cui si trovano.
La Farnesina ha chiarito che i tre italiani non erano tra i
tredici morti, ma nella lista dei dispersi: «Ci piacerebbe
molto poter confermare la notizia», hanno chiarito fonti
del ministero degli Esteri, «ma si tratta di tre connazionali
che erano nell'elenco dei dispersi». I turisti rintracciati
sono tre componenti della famiglia Sabello, originaria del Nord-Est.
FERITI - Sono anche stati rintracciati
tutti gli italiani rimasti feriti dallo tsunami in Thailandia:
molti sono già stati trasferiti presso il centro operativo
della Protezione civile allestito a Phuket e appena possibile
verranno rimpatriati. «Abbiamo già portato qui
a Phuket diversi feriti, li abbiamo stabilizzati con le nostre
equipe mediche e domani verranno rimpatriati. Si tratta di una
quindicina di persone», spiega Elvezio Galanti capo della
missione della Protezione civile in Thailandia. «Altri
italiani feriti si trovano ancora negli ospedali - aggiunge
- e noi li monitoriamo. Abbiamo individuato tutti i feriti italiani
e, appena possiamo, li portiamo qui a Phuket per poterli poi
rimpatriare». Per quanto riguarda gli altri dispersi,
circa un centinaio, «è al lavoro un comitato internazionale»,
dice Galanti.
Dei feriti già trasportati al centro operativo della
Protezione civile, a Phuket, sono 2-3 quelli in condizioni più
gravi: uno, in particolare, è in condizioni piuttosto
critiche. Gli altri hanno lesioni e fratture di vario genere,
ma niente di preoccupante. Nell'ospedale di Krabi sono stati
rintracciati altri dieci connazionali, che in elicottero sono
stati trasportati oggi a Phuket. Anche loro verranno rimpatriati
con uno dei prossimi voli.
29/12/2004
Ilona Staller.
Il giorno prima ho avuto un tremendo sospetto.
''Il giorno prima della sciagura ero in barca
con mio figlio Ludwig di 12 anni e alcuni pescatori. Il mare
non era come al solito. C'erano grosse onde e una corrente fortissima.
Non era la prima volta che andavo alla Maldive e adoro quella
terra, la conosco bene. Ho chiesto ai pescatori se la situazione
era normale e loro mi hanno risposto con aria preoccupata: 'In
effetti e' un po' strano'. Verso sera, poi ho cominciato a preoccuparmi
seriamente. La marea si era ingrossata in modo improvviso e
a tratti non riuscivamo nemmeno a vedere le isole di fronte''.
A parlare e' Ilona Staller, ex pornodiva, che il giorno del
maremoto si trovava in vacanza con il figlio Ludwig alle Maldive.
''E' stato terribile -continua la Staller- non ci sono parole
per descriverlo. L'isola su cui alloggiavamo era piu' rialzata
rispetto alle altre. Ma ho visto lo tsunami arrivare e inghiottirsi
tutto, uomini e cose. Mio figlio Ludwig era terrorizzato. Abbiamo
passato la notte su materassi come profughi, con la paura che
il mare tornasse a inghiottirci".
29/12/2004
Cento italiani
tornano da Male.
Partira' dall'aeroporto di Male l'ultimo centinaio
di italiani ancora alle Maldive, scampati al drammatico maremoto
che ha sconvolto il sudest asiatico. I nostri connazionali partiranno
con il volo organizzato dal dipartimento nazionale della Protezione
civile in collaborazione con la compagnia aerea Blue Panorama.
29/12/2004
Turisti
romani salvi grazie al surf. "Per un'ora su onde di sei
metri"
Il surf è la loro sconfinata passione,
ma non immaginavano che un giorno avrebbe salvato loro la vita.
E' stato grazie all'abilità nel domare il mare con una
tavola ai piedi che un gruppo di turisti romani, di professione
bagnini sul litorale di Ostia, è riuscito infatti a sopravvivere
allo tsunami. "E' stato mostruoso - ha raccontato uno di
loro, Marco Tartaglia - eravamo sul surf quando si è
alzato il mare di 6 metri. Sono riuscito a salvare un cingalese
che stava annaspando a nuoto e che stava tirando giù
anche a me, e poco dopo ho ritrovato anche la mia ragazza. Ci
siamo salvati cavalcando le onde, rimanendo a largo quasi per
un'ora finché il mare non si è ritirato".
La piccola comitiva ha fatto ritorno oggi all'aeroporto di
Fiumicino con un volo della protezione civile da Ikkadua,
nello Sri Lanka, dove si era recata per passare qualche giorno
di vacanza. "Quando siamo tornati a riva - hanno raccontato
alla folla di cronisti che li aspettava nello scalo romano
- a terra era la distruzione totale: non si può descrivere
la scena del treno rovesciato dal maremoto, morti dappertutto.
Era il giorno di mercato: l'onda ha spazzato via persone e
cose".
Eppure, malgrado tanta disperazione e distruzione, la gente
dello Sri Lanka ha dato una grande lezione di generosità
e dignità. "Il popolo cingalese, che ha meno di
noi - hanno ricordato i surfisti - ha compiuto gesti incredibili
per noi: ci ha aiutato dandoci cibo, ospitalità in
collina. Non dimentichiamoli, dobbiamo aiutarli".
Un sentimento di gratitudine condiviso dagli altri italiani
rientrati oggi a Fiumicino. "Aiutiamo i cingalesi - ha
ribadito un altro superstite, Roberto Ferrante, di Roma -
sono un popolo stupendo, ci hanno aiutato in tanti modi nonostante
la tragedia che li ha colpiti".
La Repubblica
29/12/2004
Giunta Regionale esprime
vicinanza Paesi Asiatici
La giunta regionale della Calabria, su proposta
del governatore, ha espresso la vicinanza alle popolazioni colpite
dal devastante maremoto nel sudest asiatico. Lo ha fatto nel
corso della sua ultima riunione dell'anno. ''La Giunta regionale
- e' scritto nel documento - esprime viva solidarieta' ai governi
dei Paesi colpiti dalla tragedia che ha gia' provocato diecine
di migliaia di vittime ed il cui bilancio, purtroppo, tende
ad aumentare continuamente. Allo stesso tempo, e' stato richiesto
all'Assessore Gallo di raccordarsi con il Dipartimento della
Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri
per ogni possibile ed opportuna collaborazione''.
29/12/2004
Maremoto:Calabria Pronta
Ad Inviare Uomini e Mezzi
La Protezione Civile della Regione Calabria e'
pronta a collaborare nella fase di aiuti umanitari alle popolazioni
colpite dal terremoto e dal conseguente maremoto che ha investito
il sud-est asiatico. Lo rende noto la presidenza della giunta
regionale della Calabria. Il Presidente della Giunta regionale,
Giuseppe Chiaravalloti e l'Assessore regionale Dionisio Gallo
hanno ''gia' messo a disposizione del Dipartimento nazionale
di Protezione Civile, uomini e mezzi della Protezione Civile
calabrese per interventi logistici e sanitari nei Paesi interessati
dalle conseguenze del forte sisma''.
28/12/2004
Spostamento asse terrestre:
non muterà il clima.
MATERA. Lo spostamento dell'asse terrestre riscontrato
in seguito al violento sisma del 26 dicembre «non dovrebbe
comunque comportare alcun cambiamento significativo dal punto
di vista climatico». Lo dice Giuseppe Bianco, scienziato
del Centro di Geodesia spaziale dell'Asi di Matera che ha seguito
le rilevazioni scientifiche dopo il terremoto nel sud est asiatico.
Lo studioso aggiunge però che «il ritorno alla
condizione precedente, salvo altri episodi di questa portata,
sarà molto difficile». «Le tecnologie,
disponibili solo da venti anni, permettono di stabilire l'orientamneto
della terra rispetto alle stelle» chiarisce Bianco. Pur
senza avere l'avallo tecnologico, a memoria dei ricercatori
non si ricorda un evento così impressionante come quello
verificatosi in Asia. «Ciò che ci ha stupito -
prosegue Bianco - è la chiarezza con cui si coglie lo
spostamento proprio il 26 dicembre. Mentre sull'asse «x»
di Greenwich non abbiamo registrato alcun cambiamento, in quello
»y« relativo alla longitudine, in corrispondenza
dei 90 , epicentro del terremoto, abbiamo osservato una significativa
alterazione».
Il catastrofico terremoto, secondo il comunicato diffuso oggi
dall'Agenzia Spaziale Italiana, è stato talmente violento
da modificare in modo considerevole l'inclinazione dell'asse
di rotazione terrestre. I ricercatori del Centro di geodesia
spaziale dell'ASI di Matera stanno elaborando in tempo reale
i dati prodotti dalla rete mondiale di telemetria laser satellitare.
I risultati preliminari hanno indicato uno spostamento dell'asse
di rotazione corrispondente ad uno spostamento lineare di 5-6
centimetri. Tale spostamento è avvenuto proprio lungo
la direzione dell'epicentro del terremoto: da una prima analisi
infatti non si riscontrano effetti lungo la direzione opposta,
quella del meridiano di Greenwich.
28/12/2004
Dodici catanzaresi alle
Maldive.
Ci sono anche 12 catanzaresi tra le migliaia
di italiani presenti nei Paesi del sud est asiatico colpiti
dal maremoto scatenato da un terremoto. Lo ha reso noto il presidente
regionale della Fiavet, l'associazione delle agenzie di viaggio,
Massimo Madarena, che ha avuto comunicazione in tal senso da
alcune agenzie del Catanzarese. Le 12 persone si trovano divise
in alcuni villaggi delle Maldive e stanno bene. Tra l'altro,
la zona in cui si trovano, secondo le informazioni fornite dalle
agenzie alla Fiavet dopo avere contattato i loro corrispondenti
sul posto, non ha subito particolari danni. Nelle zone colpite
c'è anche una coppia in viaggio di nozze proveniente
dalla provincia di Cosenza che era diretta alle Maldive. Marito
e moglie si sono già messi in contatto con i familiari
per far sapere di stare bene. Lo stesso hanno fatto due turisti
della provincia di Crotone che si trovano in due distinti Paesi
dell'area colpita dal maremoto. Entrambi hanno inviato un sms
ai familiari per informarli che tutto era a posto. Nessuna segnalazione,
invece, secondo quanto si è appreso, è giunta
alle prefetture calabresi da parte di persone che lamentano
la scomparsa di parenti in vacanza nel sud est asiatico.
Le vittime italiane
Sono tredici le vittime italiane, questo il bilancio aggiornato
alla tarda serata di ieri. Almeno sei sono deceduti a Phuket,
tre nell'isola di Phi Phi, ambedue località della Thailandia.
Altre due persone hanno perso la vita nello Sri Lanka. L'identificazione
è stata possibile solo per otto delle vittime, le cui
famiglie sono già state avvertite. "L'identificazione
- ha spiegato Fini - è particolarmente complicata: i
turisti sono stati travolti dall'onda mentre erano in spiaggia
e sono privi di documenti di identità". Un centinaio
i dispersi nell'area di Phuket, nel sud della Thailandia.
I primi rientri
Oggi rientreranno "circa 300 connazionali, di cui 50 feriti,
contattati negli ospedali locali dai funzionari della nostra
ambasciata e che sono trasportabili". Lo ha detto il ministro
degli Esteri Gianfranco Fini. L'aereo che rientra dalla Thailandia
si a - giunge ai quattro voli con a boro 700 italiani e una
cinquantina di europei provenienti da Colombo che sono arrivati
a Fiumicino ieri sera. La situazione in Thailandia continua
a essere molto critica, mentre nelle Maldive le cose si stano
normalizzando. È stato calcolato che nell'area colpita
dal maremoto erano presenti circa 5 mila italiani. A ribadirlo
è stato sempre Fini sottolineando che il problema principale
in questa fase di gestione della crisi è di "convogliare
il maggior numero di connazionali nei punti di raccolta ed evacuazione,
che sono gli aeroporti di Male, Phuket e Colombo, oltre all'ambasciata
italiana a Bangkok". "Raggiungere gli aeroporti risulta
molto difficile - ha spiegato la Farnesina in una nota - perle
condizioni disastrose in cui si trovano le aree colpite e per
l'assenza di mezzi di trasporto. Specie nello Sri Lanka e
5 in Tailandia - aggiunge il comunicato - le autorità
non sembrano in grado di fronteggiare la grave situazione. L'evacuazione
dei nostri connazionali comporterà tempi più lunghi
di quelli previsti. Si sta cercando di riportare in patria i
feriti e coloro che già si trovano negli aeroporti".
Per questo, il titolare della Farnesina ha rinnovato l'invito
"a coloro che desiderano rientrare a recarsi nei punti
di evacuazione". Fini ha anche ripetuto che la Farnesina
"sconsiglia vivamente di recarsi in quelle zone, perché
è vero che alcuni atolli non sono stati toccati, ma anche
lì c'è una situazione di emergenza, per quanto
riguarda l'approvvigionamento di cibo e acqua potabile".
Il ministro, parlando della difficoltà di acquisire notizie
in condizioni così difficili sui nostri connazionali,
ha poi riferito che nel pomeriggio di ieri alla Farnesina hanno
avuto notizia di due italiani in viaggio verso le isole Andaman
e che hanno comunicato di essere vivi.
Sospesi i voli per re Maldive "Abbiamo deciso di non
far partire i turisti che avrebbero dovuto andare alle Maldive
già a poche ore dal disastro". Lo dichiara il capo
del dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso, in
un'intervista a "La Stampa". "Quegli stessi charter
- spiega Bertolaso - li abbiamo requisiti e sono partiti con
a bordo solo i team della protezione civile muniti di satellitari
e attrezzati per l'emergenza sanitaria: circa dieci tecnici
del dipartimento e del ministero che coordineranno gli aiuti
alla popolazione travolta dalla vicenda che riguarda decine
di migliaia di vittime". "Al momento - aggiunge il
capo della Protezione Civile - non posso e non voglio tranquillizzare
i familiari degli italiani che si trovano in quelle zone. Noi
stiamo andando a recuperare i nostri connazionali -prosegue
Bertolaso - ma invitiamo tutti quelli che vogliono mettersi
in viaggio a non farlo". "E non dico subito - conclude
il capo della Protezione Civile - perché abbiamo avvisato
l'Enac affinché oggi (ieri, ndr) non ci siano partenze
per quelle zone, ma anche nei prossimi giorni sarebbe meglio
non andare senza prima sapere come sono le condizioni degli
aeroporti, della viabilità, degli alberghi che dovrebbero
accoglierli, in molti casi allagati".---------------- Il
Domani.
27/12/2004
Quando lo tsunami spazzò
via Messina.
Era notte fonda alle 5,21 del 28 dicembre del
1908. I sopravvissuti, negli anni successivi, hanno raccontato
di un boato terribile, un rumore prolungato, mai ascoltato.
In realtà, un’infinita manciata di secondi per
uccidere centomila o forse più persone, per cancellare
il lavoro e la fatiche immani di 125 anni, tanti quanti ne erano
passati, in questa terra «ballerina» tra Messina
e Reggio Calabria, dal precedente sisma del 1783, devastante
solo un po' meno di quello della più tragica alba dell'Otto.
A Messina fu peggio. Sotto le macerie di 96 anni fa meno
un giorno, restarono 80mila dei suoi 130mila abitanti. Per
giorni e giorni una nuvola oscurò il cielo. Sotto una
pioggia torrenziale, al buio, i sopravvissuti, inebetiti dalla
tragedia, privi di riferimenti e pudori umani vagarono all'impazzata
senza riuscire a rendersi conto di cosa fosse capitato. Molti
pensarono alla fine del mondo. Tanti morirono per le esplosioni
e gli incendi improvvisi che s'innescarono per la rottura
delle tubature del gas. Uno spettacolo apocalittico, identico
solo a quello vissuto nella «città sorella»
di fronte, a Reggio, dove quasi 20mila dei 45mila abitanti
del tempo morirono.
Ma il calvario e l'apocalisse non era ancora giunta al culmine.
Su entrambe le coste all'improvviso le acque del mare si ritirarono
come se un'immensa spugna avesse tolto l'acqua. Pochi minuti
soltanto e, senza dare a nessuno il tempo per fuggire, tre
ondate gigantesche travolsero quel mare di dolore. Le marine
delle due città vennero semplicemente cancellare: il
ritirarsi del mare risucchiò cadaveri e feriti, barche
e povere case di pescatori. Molti sopravvissuti sostengono
che fu proprio la cattiveria del mare, con quelle micidiali
ondate alte 10 metri, a fare il grosso dei danni. Tutti i
paesini delle coste a nord e sud di Reggio e Messina vennero
ingoiati.
Mentre tra Messina e Reggio si consumava la tragedia il mondo
sapeva di un terremoto violentissimo che si era registrato
chissà dove. Le strumentazioni dell'epoca registravano
terremoti anche lontanissimi ma le rivelazioni sul luogo non
esistevano. Per parecchie ore le capitali d'Europa si interrogarono
per capire a chi fosse capitata questa volta la disgrazia.
Anche il governo italiano ignorò a lungo il disastro.
Il telegrafo, la luce e qualsiasi altro mezzo di comunicazione
erano saltati. Quel che era rimasto delle autorità
di Messina, diede ordine che tra le navi del porto, in gran
parte finite una sull'altra, si aprisse un varco per fare
uscire qualcuna delle torpediniere della Regia Marina di stanza
in città. Il varco venne aperto dalla «Saffo».
Un po' dopo la «Spica», malgrado un mare turbolento
e rischioso prese il largo e alcune ore dopo raggiunse, in
Calabria, Marina di Nicotera da dove venne trasmesso un dispaccio
al governo che venne informato, ovviamente in modo molto approssimativo
e con una valutazione ancora insufficiente degli accaduti,
alle 17,25, cioè dodici ore e 4 minuti dopo. Ancora
un paio d'ore e Giolitti riunì in governo per le prime
decisioni. I giornali, il giorno dopo, diedero notizie succinte
e approssimative. Solo col passare delle ore e dei giorni
il dramma diventò palese in tutta la sua terribile
grandiosità e arrivarono informazioni più certe.
Il paese, sbalordito, fu informato che a Reggio e Messina
interi quartieri erano crollati, che sotto le macerie di case,
ospedali e caserme erano scomparsi interi nuclei familiari,
malati, funzionari, guardie e soldati. Venne inoltre a conoscenza
della gara di solidarietà apertasi tra navi straniere
ed italiane per portare aiuto ai superstiti e trasportare
sui luoghi colpiti dal sisma i materiali e gli uomini necessari.
Successivamente il paese scoprì anche che tutti i vincoli
che erano stati stabiliti all'indomani e in seguito al terremoto
del 1783 col passare del tempo erano stati ignorati, causa
non ultima della dimensione del dramma che aveva spazzato
come fuscelli case e palazzi tirati su risparmiando e speculando
sui costi.
Sopravvissuti, volontari e soldati italiani e stranieri dopo
il panico e lo sbandamento iniziale iniziarono a scavare.
Vennero tirate fuori dalle macerie e salvate 17.000 persone.
13.000 le salvarono i militari italiani, 1.300 i russi (furono
i primi ad arrivare la mattina del 29 a Messina), 1.100 dagli
inglesi, 900 dai tedeschi. La paura di quei momenti venne
rivissuta per altri 15 mesi quanto durò lo sciame sismico
con scosse spesso di intensità notevole e capaci di
rinnovare il terrore di quella notte. Per quanto possa sembrare
incredibile la tragedia dei terremoti, con l'allontanarsi
dal tempo dall'evento, dopo il sangue, la morte di massa e
l'eclissi della pietà, s'ingigantisce. Impossibile
fare il conto dei morti «successivi» a ogni terremoto,
dei vecchi che muoiono prima, dei bambini a rischio, delle
vittime di freddo, stenti, privazioni che quasi sempre durano
quasi tutta l'esistenza per le vittime; o calcolare i costi
che dentro le baraccopoli hanno dovuto pagare, per esempio,
generazioni intere di messinesi e reggini.
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di Aldo Varano
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