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I salvataggi più strani.
 

C'è chi nemmeno si è accorto del maremoto perché è rimasto sott'acqua a fare sub. Chi invece si è rifugiato su un albero per ore e ore attendendo che le acque della morte facessero ritorno in mare. E altri che sono scampati ad una brutta fine grazie all'amata tavola da surf. Molti italiani rimpatriati dopo il maremoto hanno raccontato i modi più strani in cui sono riusciti a beffare la morte.

"Per ore su un albero come una scimmia"
"Eravamo andati in sei a fare un safari in jeep in un parco di Ayale, nello Sri Lanka. Dei 250 fuoristrada che erano con noi, dal parco, dopo l'arrivo del maremoto, ne sono usciti solo una trentina". E' il racconto di Luca Rossi, di Padova, uno dei sopravvissuti italiani. "Dopo un po' che eravamo nel parco, abbiamo deciso di fermarci e di scendere dalla jeep per sgranchirci le gambe.
All'improvviso, abbiamo visto arrivare a gran velocità un altro fuoristrada. Dall'abitacolo ci hanno gridato di scappare via. In quel momento - ha aggiunto - non abbiamo capito cosa fosse successo. Abbiamo pensato a terroristi penetrati nel parco o a qualche animale che stesse per attaccarci. Fatto sta - ha proseguito - che siamo saliti sulla jeep e siamo partiti a razzo. Dallo specchietto retrovisore, abbiamo poi visto il mare inseguirci come fosse una belva affamata. Il nostro autista, peraltro bravissimo, ha cercato di spingere al massimo il motore, ma quando abbiamo visto un altro muro d'acqua sbarrarci la strada, abbiamo pensato di non farcela. A quel punto, la nostra guida ci ha detto in inglese che dovevamo abbandonare l'auto e salire sugli alberi. Siamo rimasti così per ore, aspettando che qualcuno venisse a prenderci e così è stato. Con mezzi di fortuna ci hanno poi portati in salvo".


"Aggrappate a un pitone"
Una ragazza e due gemelline si sono salvate dalla furia delle acque aggrappate a un grosso pitone. La riporta il Jakarta Post nella sua edizione on line. Riza, 26 anni, commessa, ha raccontato che era in vacanza in una casa affittata a Banda Aceh. Circa alle otto del mattino ha sentito un gran rumore e ha visto, dalla finestra, arrivare il muro d'acqua, fango e detriti che irrompeva dalle strade vicine. La gente gridava e correva. Lei, strappata dall'onda da sotto il portico dell'abitazione, ha cominciato a nuotare. Riusciva a stare a galla e ha visto una vicina e le sue due figliolette, gemelle, a poca distanza. La donna era ferita in maniera seria, ma ha avuto la forza di gridare a Riza: "Aiutami, salva le bambine!!". E mentre Riza raggiungeva prima una e poi l'altra delle gemelle, accanto a loro è passato un serpente, un pitone "lungo che sembrava un palo del telegrafo". Riza si è aggrappata al serpente con le due bambine. Il rettile ha continuato a nuotare nonostante i "passeggeri" e, finalmente, Riza e le due gemelle sono arrivate a terra, su un'altura... La ragazza dice di essersi pizzicata le guance per essere sicura di essere viva e che non si fosse trattato di un sogno.

"Salvi grazie alla zattera da pesca"
"Ero in mare su una zattera di pescatori fatta di tre tronchi legati con le corde, quando - ha raccontato Mario Toderico, di Milano - una fortissima corrente ha portato via amo e filo della mia canna da pesca e la zattera si è messa a girare tutta intorno: sembrava di stare su una giostra". Toderico ha spiegato che "li' per li', gli stessi pescatori che erano con me non hanno capito subito cosa stesse succedendo, ma io quando ho visto il mare gonfiarsi ed i pesci quasi impazzire ho pensato subito ad un maremoto e vedendomi su quella misera zattera ho creduto di morire. Per fortuna - ha ricordato - aiutati dalle segnalazioni che ci arrivavano dalla spiaggia, siamo poi riusciti a tornare a riva".

"Abbiamo cavalcato lo tsunami col surf"
"Eravamo a Ikkadua - spiega Marco Tartaglia - ed eravamo al largo con la tavola quando si è alzato il mare di 6 metri. Sono riuscito a salvare un cingalese che stava annaspando a nuoto e che stava tirando giù anche me, e poco dopo ho ritrovato anche la mia ragazza. Ci siamo salvati cavalcando le onde, rimanendo al largo quasi per un'ora finché il mare non si è ritirato". A parlare è uno del gruppo di bagnini "Cancelli", le spiagge pubbliche del lungomare di Ostia. Erano partiti per una vacanza di sole e sport e con l'immancabile tavola da surf, che questa volta ha salvato loro la vita.

"Sub vivi grazie al motoscafista"
Una coppia di sub maceratesi, Simone Branciari, 31 anni, informatore scientifico, e la moglie Maura Biondi, che si trovavano in un' insenatura di Phi Phi Island, sono stati salvati assieme ad altri 20 sub da un motoscafista che ha lanciato loro una corda e, dopo averli issati a bordo, si è diretto a tutta velocità in alto mare superando le due ondate di tsunami. I coniugi hanno raccontato di aver visto "un vortice di correnti che cambiavano continuamente direzione, e l' acqua, prima limpidissima, che improvvisamente diventava marrone". Mentre si allontanavano dalla riva, "dietro di noi la linea dell' orizzonte non era più la stessa, il mare si era ritirato ed era affiorata una lunga fila di scogli mai visti prima" ha raccontato l'uomo. "Quando c'è stata la scossa - spiega Simone - non ci siamo accorti di niente, eravano già sul pullmino dell'albergo che ci stava accompagnando al molo. Con una ventina di altri turisti avevamo prenotato un grosso motoscafo a due motori per un'escursione subacquea, e arrivati nell'insenatura ci siamo quasi tutti calati in acqua, a una decina di metri di profondità". Non risucchiati per un soffio dalle correnti prodotte dallo tsunami, Maura e Simone sono stati gli ultimi a risalire, sbattuti piu' volte contro lo scafo prima di potersi issare a bordo. Poi via, a tutta forza, verso il mare aperto, grazie al sangue freddo del pilota. "Abbiamo visto un' imbarcazione rovesciarsi, ma non eravamo in condizioni di prestare soccorso - ricorda angosciato il sub - e solo dopo 40 minuti siamo riusciti a tornare indietro e approdare in porto, mentre il mare ribolliva come un fiume in piena".