Un lavoro senza precedenti:
è quello che tocca agli esperti scientifici che in
nei prossimi mesi dovranno dare un nome ai morti dello tsunami.
Per riuscire a conteggiare tutte le vittime della tragedia
asiatica ci vorrà almeno un anno. Intanto scatta
un nuovo allarme: le acque inquinate che si gettano nell'Oceano
Indiano potrebbero aver contaminato il pesce e contribuire
a far insorgere epidemie entrando nella catena alimentare.
A Phuket, l'epicentro della tragedia,
c'è ancora molta confusione, tensione e per quei
300 esperti di medicina legale internazionali arrivati per
eseguire il loro "dirty job", che consiste a raccogliere
informazioni sui corpi, senza creare incidenti diplomatici
o politici. Più passano i giorni, più la situazione
si aggrava. Il caldo impera e i corpi devono essere messi
nelle celle frigorifere a 4 gradi centigradi, prima di essere
sezionati.
Ma manca lo spazio per operare, mancano le celle frigorifere,
manca il materiale medico per lavorare, mancano i tavoli
su cui estrarre frammenti di ossa, i kit per prendere le
impronte digitali, i dentisti specializzati nel prelevamento
dei molari sui morti, le etichette, i sacchi per i corpi
e il personale per inserire i microchip nei crani dei cadaveri,
le scatole dove mettere i resti. Per almeno un anno un laboratorio
sarà aperto in Thailandia per riuscire a dare un
nome a tutte le vittime.
Timore di pesce contaminato
I pescatori indiani devono fare i conti con il crollo del
mercato. Non tanto per le difficoltà nel pescare,
cosa peraltro non vera, quanto con la carenza di richiesta
di pesce. la gente teme che le acque inquinate dopo il maremoto
abbiano contaminato anche il pesce in mare. Una paura che
fino a questo momento non ha nessun fondamento. Anche l'Oms
invita tutti a non avere questo tipo di paure e a continuare
a nutrirsi di pesce.
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