Ginevra, 12 gennaio 2005
Si è chiusa a Ginevra la conferenza convocata dalle
Nazioni Unite, per gestire gli aiuti ai paesi devastati
dal maremoto del 26 dicembre. Le somme promesse a favore
del sudest asiatico raggiungono gli 8 miliardi di dollari,
di cui 3 miliardi in aiuti urgenti formalmente notificati
all'Onu, ma la somma effettiva disponibile al momento è
di soli 717 milioni di dollari, meno del miliardo chiesto
dal Segretario Generale dell'Onu Kofi Annan.
A fare la parte del leone è il Giappone, con 250
milioni di dollari in contanti; a seguire Gran Bretagna
(74 milioni di dollari) e Germania (67 milioni).
"Esiste una sproporzione fra il denaro promesso e quello
effettivamente consegnato", come ha sottolineato il
responsabile degli aiuti umanitari dell'Onu, Jan Egeland,
secondo il quale "è necessario ottenere e distribuire
il denaro rapidamente": "Vogliamo che i donatori
siano responsabili di ciò che promettono e di ciò
che forniscono", ha concluso, facendo notare come "si
tratti di uno sforzo probabilmente unico nella Storia umana".
A seguire - gratuitamente - l'iter finanziario degli aiuti
sarà la società di auditing statunitense PricewaterhouseCoopers,
al fine di garantire la trasparenza e di limitare i rischi
di malversazione e di corruzione. "Non abbiamo ancora
a disposizione i contanti necessari par affrontare anche
le urgenze più gravi, siamo in corsa contro il tempo",
ha avvertito Egeland.
A condividere i timori di uno sforzo inefficiente sono anche
le organizzazioni non governative, che sottolineano il rischio
rappresentato dalla mancanza di coordinamento tra i vari
Paesi e le Nazioni Unite: "Certi Paesi vogliono mostrare
di sostenere le vittime dello tsunami per rispondere alle
pressioni della propria opinione pubblica ed inviano aiuti
senza che vi sia alcuna coordinazione", ha spiegato
Ed Schenkenberg, coordinatore del Consiglio Internazionale
delle Agenzie di beneficenza, che raggruppa 85 ong.
"Politicamente", ha aggiunto Schenkenberg, il
segretario generale dell'Onu Kofi Annan "ha bisogno
di dimostrare alla comunità internazionale ed in
particolare agli Stati Uniti che l'Onu è in azione
sul terreno in funzione di coordinamento degli aiuti umanitari";
ma "esiste sempre il rischio che l'Onu si ritrovi ad
essere troppo assorbita dai rapporti con i governi e le
grandi istituzioni finanziarie" trascurando il contributo
delle ong locali che "hanno la migliore conoscenza
del terreno e le cui informazioni sono fondamentali",
ha concluso.
Le agenzie e le organizzazioni già impegnate sul
terreno si attendono dunque che doopo il vertice arrivino
non più promesse ma versamenti concreti: in particolare,
il Programma Alimentare Mondiale "preferisce avere
del contante piuttosto che dei doni in natura perché
il trasporto di questi ultimi ne raddoppia il costo",
mentre acquistare cibo sul posto favorisce anche le economie
locali, ha spiegato Simon Pleuss, portavoce del Pam.
In secondo luogo, l'Onu desidera anche che l'attenzione
riservata ai Paesi colpiti dal maremoto non vada a discapito
delle tante altre crisi umanitarie nel mondo: in particolare
di 14 "emergenze dimenticate" che interessano
26 milioni di persone (soprattuto in Africa), per le quali
l'Onu ha chiesto 1,7 miliardi di dollari per il 2005.
Per quel che riguarda il 2004, le Nazioni Unite non hanno
ricevuto che "un terzo delle somme richieste: la vita
umana ha lo stesso valore in tutto il mondo e dovremmo dar
prova della stessa generosità quale che sia la regione
interessata", ha sottolineato Egeland, secondo il quale
"il mondo non è mai stato così ricco,
e dovrebbe essere possibile nutrire quei 30 milioni di persone
che ne ha un disperato bisogno".
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