I nostri operatori sono già arrivati in quei paesi e stamattina
erano già all'opera.
Ieri sera alle 10 a un Washington abbiamo lavorato tutta notte.
Ci siamo riuniti con sistema di teleconferenza, un incontro a
livello ministeriale quello che è stato detto è
che noi membri degli stati li aiuteremo. Siamo tutti pronti a
partecipare e dare tutto l'aiuto possibile. Ognuno vuole che noi
ci facciamo carico del coordinamento di questi aiuti.
A quanto ammonta il contributo delle nazioni più
ricche
e gli Stati Uniti stanno facendo il possibile?
Penso che gli Stati Uniti, che è il paese più ricco
del mondo, e tutti stiano facendo un lavoro fenomenale, un lavoro
che è una sfida senza precedenti, non soltanto hanno dato
delle grandi donazioni ma stanno dando dei grandi aiuti militari
e civili. Proprio quello che c'è bisogno. In sei giorni
abbiamo ottenuto tanto quanto abbiamo ottenuto da 20 paesi. Quello
che è stato il sistema di emergenza enorme con centinaia
di migliaia di vite in gioco. Speriamo che nel 2005 questo sia
il livello di generosità internazionale che possa essere
mantenuto. Un sistema di emergenza che possa ovviamente essere
utilizzato per salvare tutte le vite in pericolo. E questo posso
dire è arrivato da tutti i paesi..
Continuiamo a leggere che ci sono molti corpi in decomposizione
e
che ci sia pericolo di malattie infettive. Non c'è un sistema
di refrigerazione per i cadaveri?
Cosa si può fare?
Una delle cose che stiamo richiedendo sono le catene di refrigerazione
che possano essere utilizzate dagli staff medici. Ma in alcuni
casi ovviamente anche per la conservazione dei cadaveri abbiamo
esagerato nel parlare di quello che è il rischio sanitario
derivante dai cadaveri. Però posso dire che non c'è
un rischio sanitario enorme. La credenza che bisogna agire velocemente
con i cadaveri ha reso noi e le comunità locali molto preoccupati.
E posso vedere anche che questa è una ferita a livello
sentimentale per tutti. Stiamo cercando di fare tantissimo. Come
sapete i pericoli non vengono solo dai cadaveri in decomposizione
ma anche dalle fognature che sono state distrutte. Un altro problema
riguarda l'identificazione dei cadaveri. Ecco perché stiamo
cercando di cifre giuste e che il lavoro possa andare avanti nel
migliore modo possibile.
Il danno avuto si può paragonare ad altri grandi
disastri del passato.
Ci sono ancora delle zone senza aiuto. Voi cotinuate a lavorare
in questi paesi,
ma allora in cosa consisteranno i lavori di ripresa?
Abbiamo bisogno di trasportare cibo e aiuti e questo richiede
un metodo molto costoso, molto lavoro e tempo. Come abbiamo visto
dalle immagini gli elicotteri sono arrivati per la prima volta
in alcune zone e lì ci sono dei problemi di distribuzione
ed ecco perché stiamo lavorando insieme all'esercito per
capire come aiutare e favorire un buon sistema di distribuzione.
Faccio appello alle donazioni e posso dire che tutto il mondo
sta facendo tantissimo. Le persone al nord di Sumatra saranno
bisognosi d'aiuto anche in avvenire. Ci sono zone dove lo Tsunami
arriva ogni mese ed è stato detto in questi giorni quali
sono stati i problemi e come risolverli. Sono tutti paesi che
hanno bisogno del nostro aiuto e quindi oggi dobbiamo continuare
ad impegnarci nel dare questi aiuti e nel ricordare che non dobbiamo
dimenticare nessuna zona.
Il segretario generale dell'ONU ha parlato di una corsa
contro il tempo.
Potrebbe dare delle cifre delle persone che sono ancora a rischio
e che potrebbero morire nei prossimi giorni?
Abbiamo una cifra di circa 5 milioni di persone a rischio. E penso
che questa cifra aumenterà. Non posso fare delle speculazioni
su quello che accadrà in futuro ma riusciremo a dare sostegno.
Però adesso mentre noi parliamo, ci sono delle malattie
che stanno esplodendo, problemi che riguardano malattie respiratorie
e altre. Poi posso dire che molti altri partner in altri sistemi
locali stanno dando grande aiuto. C'è rischio di colera
e malattie mortali. Quindi questa è veramente una corsa
contro il tempo e posso dire che la posta in gioco è molto
alta.