Primi segni di malattie gastrointestinali per le popolazioni
colpite dallo tsunami. E' l'Oms (Organizzazione mondiale della
sanità) a dare l'allarme: le malattie si stanno manifestando
nelle zone del sud-est. Ecco quali sono secondo l'Oms, i rischi
a cui si può andare incontro e le strategie per evitarli.
Acqua.
L'acqua può contribuire ad aumentare il rischio di infezioni,
soprattutto quando vengono contaminate le sorgenti dell'acqua
potabile. Oltre a ferite da infezione, dermatiti, congiuntiviti
e infezioni a naso, orecchie e gola, l'unica epidemia che può
essere provocata dal contatto diretto con l'acqua è la
leptospirosi, una malattia veicolata dalle urine dei topi.
Insetti.
L'acqua può aumentare indirettamente anche il rischio di
malattie veicolate da insetti. L'acqua stagnante può agire
infatti da bacino di riproduzione delle zanzare portatrici di
malaria, dengue, e febbre del Nilo. Normalmente passano 6-8 settimane
prima che scoppi l'epidemia.
Cadaveri.
Contrariamente a quel che si pensa, non ci sono prove dal legame
tra epidemie nelle catastrofi naturali e cadaveri. Molti agenti
patogeni non sopravvivono a lungo nel corpo umano dopo la morte,
tranne il virus dell'Aids che può sopravvivere fino a sei
giorni.
I cadaveri sono fonte di rischio solo in alcuni casi specifici,
come quelli di persone morte di colera o febbre emorragica. Chi
maneggia questi corpi è esposto al rischio di tubercolosi,
o malattie veicolate dal sangue, come l'Hiv e l'epatite B e C,
e infezioni gastrointestinali, come diarrea, salmonella, febbre
tifoide e colera.
Altri rischi.
Uno è quello del tetano, anche se non è tra le infezioni
più comuni nei casi di alluvioni e maremoti. Un altro problema,
soprattutto per i bambini, è l'ipotermia, dovuta a una
lunga permanenza nell'acqua, che può provocare infezioni
respiratorie.
Misure preventive.
Ecco le principali: la clorazione dell'acqua, vaccinazione contro
l'epatite A, profilassi contro la malaria, anche con insetticidi.
Per quanto riguarda i cadaveri, è preferibile l'inumazione
alla cremazione, nel caso di un enorme numero di vittime di cui
l'identificazione non è possibile, e che i cimiteri o le
fosse siano distanti almeno 30 metri dalle sorgenti dell'acqua
potabile. Chi maneggia i cadaveri, deve farlo usando i guanti
e avvolgendoli dentro i sacchi.