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Kofi Annan: forse non sapremo mai il numero delle
vittime. Washington scioglie la “coalizione”
e si rimette alle Nazioni Unite. Cina e Giappone insieme
per gli aiuti umanitari.
Jakarta (AsiaNews/Agenzie) – Tra ingenti misure di
sicurezza e con un minuto di silenzio per le vittime, si
è aperto oggi nella capitale indonesiana, il summit
internazionale per coordinare gli aiuti ai Paesi investiti
dallo tsunami del 26 dicembre scorso. I leader delle nazioni
dell'Asia del sud-est (Asean) hanno incontrato quelli di
Cina, India, Sri Lanka, Giappone, Corea del Sud, Unione
Europea, Stati Uniti, Onu, Banca mondiale, Oms e Banca asiatica
per lo sviluppo. Il meeting è focalizzato sulle operazioni
di soccorso a lungo termine e sulla possibilità di
installare un sistema di allarme anti-tsunami per i paesi
dell’oceano Indiano, dopo che il maremoto di fine
anno ha ucciso oltre145 mila persone in tutto il sudest
asiatico.
Il segretario generale dell’Onu,
Kofi Annan, ha chiesto “977 milioni di dollari per
finanziare 6 mesi di aiuti urgenti per 5 milioni di persone
in Asia”. Annan ha aggiunto che forse la comunità
internazionale non saprà mai con precisione il numero
delle persone che hanno perso la vita nella catastrofe,
ma “probabilmente supererà i 150 mila”
morti. Circa 2 milioni di persone, ha detto il segretario
Onu, hanno bisogno di aiuti alimentari e “molte di
più ancora” di acqua potabile e di interventi
per migliorare le loro condizioni sanitarie. L’Oms
ha avvertito che se non arriveranno immediati aiuti sanitari
il bilancio delle vittime “potrebbe raddoppiare”.
Nel suo intervento, il segretario
di Stato americano, Colin Powell, ha dichiarato che Washington
ha deciso di smantellare il “gruppo guida” creato
insieme a India, Australia e Giappone per coordinare la
distribuzione degli aiuti e di fare capo alle Nazioni Unite.
Powell ha spiegato che la coalizione ha “ottemperato
al suo scopo”, cioè catalizzare gli sforzi
internazionali di distribuzione degli aiuti umanitari, per
fondersi “nell'ambito degli sforzi più larghi
di coordinamento delle Nazioni Unite”.
Susilo Bambang Yudhoyono, presidente
della nazione più colpita dallo tsunami, l’Indonesia
(quasi 100 mila morti), ha insistito sulla necessità
di impedire in futuro il ripetersi di catastrofi naturali
di questa portata. Il presidente si augura che sia approvato
il progetto per la realizzazione di un sistema di rapida
allerta per gli tsunami del tipo di quello già esistente
nell'Oceano Pacifico.
L’immediato congelamento del
debito dei paesi colpiti e la razionalizzazione della distribuzione
degli aiuti, dovrebbero essere gli altri temi trattati.
Sul primo punto, la dichiarazione congiunta al vertice dei
donatori sembra accogliere con favore le proposte di riduzione
del debito estero delle nazioni colpite.
Analisti fanno notare che nel coordinamento
delle operazioni di soccorso internazionale sono in gioco
non solo vite umane, ma anche l’influenza dei diversi
paesi nella regione asiatica: ciò spiega la corsa
alla solidarietà dimostrata dai governi e anche “alleanze”
inaspettate. Cina e Giappone, di cui al vertice di Jakarta
sono presenti i rispettivi premier Junichiro Koizumi e Wen
Jiabao, hanno deciso di collaborare negli aiuti umanitari;
i rapporti tra i 2 paesi, potenze economiche rivali in Asia,
sono molto tesi negli ultimi mesi. Per i soccorsi nel sudest
asiatico il Giappone ha promesso 500 milioni di dollari;
la Cina 63 milioni. Anche la Corea del Nord, una delle nazioni
più povere del mondo, si è impegnata a donare
150 mila dollari Usa per le operazioni d’emergenza.
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