
Nel mistero del Natale Dio “è venuto a condividere
la nostra esistenza”; anche “nelle prove più
difficili e dolorose – come nelle calamità che hanno
colpito nei giorni scorsi il sud-est asiatico – Dio non
ci abbandona”. Questo è il cuore della riflessione
che Giovanni Paolo II ha offerto ai pellegrini in piazza san Pietro
poco prima della preghiera del mezzogiorno. Nei giorni scorsi
molte voci del mondo laico hanno posto la domanda di come è
possibile credere in un Dio che permette i maremoti e la morte
di centinaia di migliaia di persone. Il papa, che ieri ha citato
la “gara di solidarietà” che si è innescata
per aiutare le vittime e i sopravvissuti del maremoto, oggi ha
ricordato che “nel comandamento di amarci gli uni gli altri
come Lui ci ha amato….Egli fa sentire la sua presenza”.
Ecco il testo integrale delle parole
di Giovanni Paolo II prima dell’Angelus:
“In questa prima domenica del nuovo anno risuona nuovamente
nella liturgia il Vangelo del giorno di Natale: "Il Verbo
si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14).
Il Verbo di Dio è la Sapienza eterna, che opera nel cosmo
e nella storia; Sapienza che nel mistero dell’Incarnazione
si è rivelata pienamente, per instaurare un regno di vita,
di amore e di pace.
La fede poi ci insegna che anche nelle prove più difficili
e dolorose, - come nelle calamità che hanno colpito nei
giorni scorsi il Sud-Est Asiatico -, Dio non ci abbandona mai:
nel mistero del Natale è venuto a condividere la nostra
esistenza.
Il Bambino di Betlemme è Colui che, alla vigilia della
sua morte redentrice, ci lascerà il comandamento di amarci
gli uni gli altri come Lui ci ha amato (cfr Gv 13,34). E’
nell’attuazione concreta di questo "suo" comandamento
che Egli fa sentire la sua presenza.
Questo messaggio evangelico dà fondamento alla speranza
di un mondo migliore a condizione che camminiamo nel "suo"
amore. All’inizio di un nuovo anno, ci aiuti la Madre del
Signore a fare nostro questo programma di vita”.