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DOPO MAREMOTO: IL DELICATO PROBLEMA DELL'INFANZIA.
 
"La casa di Kemaa, uno studente di 15 anni del primo anno delle superiori, è stata travolta dal maremoto del 26 dicembre qui a Pukhet.
Oggi si è presentato comunque a scuola, anche se non aveva più nulla: gli abbiamo dato uniforme, scarpe e soprattutto i libri".
Padre Peter Pakpoom è il direttore della 'Dowroong school' ('Stella del mattino'), istituto fondato mezzo secolo fa dalla Congregazione degli Stimmatini nella nota località turistica tailandese.
"Le lezioni sono riprese ieri: prima di tornare in aula avevo chiesto ai nostri 65 insegnanti di far parlare i ragazzi della propria situazione, hanno bisogno di raccontare cosa hanno vissuto" spiega alla MISNA il missionario, raggiunto telefonicamente nella città colpita dall'onda lunga dello 'Tsunami'.
Dei 1.450 alunni ? dall'asilo alla scuola superiore, quasi tutti buddisti ? ne mancava solo una all'appello: "Una ragazza risulta ufficialmente dispersa, ma temiamo che sia morta" dice il direttore.
Dalle parole degli studenti sono emersi i racconti di case spazzate dalla furia delle acque, di famiglie (almeno 58, precisa il direttore della scuola) gravemente colpite, di danni fisici e psicologici.
"Forse il tempo per la ricostruzione da questa tragedia non sarà lungo, perché la situazione si sta già normalizzando nella nostra città.
Ma a livello psicologico richiederà molto di più" osserva ancora padre Pakpoom, un tailandese originario di Bangkok che da cinque anni è responsabile della scuola.
"Questi ragazzi ora hanno bisogno di riprendere al più presto le lezioni e di rimanere nei propri nuclei famigliari" spiega ancora alla MISNA.
Di fronte alle ipotesi di adottare i più piccoli colpiti dallo 'Tsunami' il missionario stimattino si dice contrario: "La miglior soluzione è rimanere nelle proprie famiglie o presso i parenti più stretti.
Se qualcuno vuole sostenere gli studenti che hanno subìto danni o perso i genitori, può scegliere di donare un aiuto economico.
Ma non ritengo necessario allontanare i ragazzi dai propri nuclei di origine".
Una posizione ribadita dal superiore degli Stimmatini in Thailandia, padre John Pipat: "Non c'è dubbio che questi piccoli, già traumatizzati per il disastro che hanno vissuto o per la perdita dei genitori, debbano rimanere all'interno delle famiglie.
Come Chiesa cattolica stiamo cercando di stilare un elenco il più possibile completo dei minori, per evitare il rischio che qualche malintenzionato approfitti della confusione di questi giorni per far sparire dei bambini".
Il missionario ricorda che comunque gli istituti religiosi cattolici presenti nel Paese asiatico sono attivi a favore della protezione dei bambini anche sulla costa orientale della Thailandia "dove - precisa - non è arrivato lo Tsunami ma c'è da tempo lo sfruttamento sessuale dell'infanzia".
 
A cura di Misna