Marines e elicotteri americani nel più grande
stato islamico del mondo per soccorrere gli sfollati del terremoto.
Jakarta (AsiaNews) – La tragedia dello tsunami fa superare
distanze e diffidenze politiche: il segretario di stato americano
Colin Powell e il governatore della Florida Jeff Bush, fratello
del presidente, si stanno per recare a breve in Indonesia. Scopo
della visita, il summit internazionale che si svolgerà
il 6 gennaio a Jakarta per coordinare gli aiuti mondiali alle
zone colpite. Al meeting di Jakarta si dovrebbero raccogliere
oltre 2 miliardi di dollari in aiuto ai paesi flagellati dal terremoto.
Il Giappone ha già promesso 500 milioni di dollari, gli
Usa 350, la Gran Bretagna 50 milioni per la situazione ad Aceh.
Al meeting parteciperanno 23 capi di stato e personalità:
oltre ai 10 dell’ASEAN, vi saranno i leader di Cina, Giappone,
Corea del Sud, India, Sri Lanka, Australia, Nuova Zelanda e Usa.
Presenti anche l’Onu, la Banca mondiale, l’Organizzazione
mondiale della sanità e l’Unione Europea. Il Giappone
ha già preannunciato che un secondo incontro sotto egida
Onu si svolgerà a Kobe il 18 gennaio.
Intanto la portaerei americana Abraham Lincoln ha attraccato
da poche ore nel porto di Mahalayat, a Sabang, nell’isola
di Weh (la zona più occidentale del paese). Gli elicotteri
Blackhawk e SeaHawk si stanno dirigendo a Banda Aceh, nel nord
di Sumatra, per portare cibo e medicine. Ottanta camion militari
Usa e soldati indonesiani sono in viaggio per portare soccorso
medico ai feriti di Meulaboh, una delle città più
distrutte dall’oceano. Il capo della polizia locale ha affermato
che il 90% dei 40 mila abitanti di Meulaboh sono morti o dispersi.
L’intervento americano in Indonesia, il paese islamico
più popoloso del mondo, è un fatto straordinario
se si pensa che in una situazione normale i militanti islamici
locali non avrebbero permesso al presidente Susilo nessun appoggio
statunitense. “Siamo stati profondamente colpiti da quello
che abbiamo visto in tv” ha detto il maggiore Micheal Gallagher,
responsabile della spedizione Usa a Meulaboh “e ora siamo
qui per far fronte alle necessità”.
Nelle aree flagellate dal terremoto la situazione sanitaria è
molto critica e si rischiano epidemie di colera, dissenteria e
malaria. Nella città settentrionale di Bireun il responsabile
locale degli aiuti, Riswan Alì, denuncia “la lentezza
del governo” nella distribuzione degli aiuti: “Abbiamo
bisogno di acqua, i nostri bambini hanno sete. Ci servono cibo
e medicine. Qui moriremo tutti”. A Sumatra sono già
operative 50 organizzazioni mediche internazionali in favore dei
feriti e dei senza tetto.
Qualche segno di speranza viene dalla vita normale che sembra
riprendere ad Aceh: qui oggi il quotidiano locale Serambi ha ripreso
le pubblicazioni nonostante decine di suoi redattori siano morti
nel disastro.
In Indonesia i morti dichiarati ufficialmente sono 80 mila, ma
il ministro della sanità Siti Fadillah Supadi ha detto
che si potrebbero raggiungere i 100 mila.