"Il governo sta inviando aiuti qui al nord, ma molto
lentamente".
Lo dice alla MISNA monsignor Thomas Savundaranayagam, vescovo
di Jaffna, città nell'estremo nord dello Sri Lanka da decenni
controllata dalla guerriglia separatista e duramente colpita dal
maremoto del 26 dicembre scorso.
Contattato telefonicamente dalla nostra agenzia nell'ex-Ceylon,
il presule sottolinea che "nel settentrione l'accesso è
difficile perché il territorio è disseminato di
basi" degli estremisti delle 'Tigri per la liberazione della
patria tamil' (Ltte), dal 1983 in lotta contro il governo centrale;
anche per questo motivo, a suo parere, l'attenzione dei media
nazionali è concentrata molto più sui territori
meridionali che su quelli a nord.
Eppure anche Jaffna, come tanti altri centri del Paese asiatico,
è stata devastata dalla furia delle acque: "Potentissime
onde si sono abbattute intorno alle 9:00 locali del giorno di
Santo Stefano sul lato orientale della città, quello che
affaccia sulla Baia del Bengala ? prosegue il vescovo - spazzando
via interi villaggi, alcuni dei quali abitati da comunità
cattoliche; circa 6.000 persone in tutta la diocesi sono rimaste
uccise e almeno 25.000 non hanno più un tetto".
Gli sfollati sono temporaneamente ospitati in scuole ed edifici
pubblici, mentre "sacerdoti e religiose ? continua il presule
- cercano di recare conforto a queste persone, in stragrande maggioranza
pescatori, che hanno perso tutto e sono in profondo stato di prostrazione.
Per loro sarà certamente un Capodanno molto triste".
L'Ltte combatte in nome dell'etnia minoritaria tamil, di religione
induista, contro la maggioranza cingalese e buddista per l'autonomia
dei territori settentrionali e orientali.
Un processo di pace avviato nel gennaio 2002 è in fase
di stallo da aprile 2003.